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L’81% delle PMI usa l’AI, ma 1 azienda su 3 la usa ancora senza obiettivi chiari

Immagine AI & piccole e medie imprese

La ricerca promossa da Sibill in collaborazione con Astraricerche su 500 PMI italiane con fatturato fino a 10 milioni di euro restituisce un quadro chiaro: la diffusione è ampia, l’entusiasmo è reale, ma l’adozione resta per lo più in superficie. I benefici sono già misurabili — il 60% di chi la usa risparmia almeno 5 ore a settimana per persona — e il 61% prevede di investire di più nei prossimi mesi. Eppure il salto verso un uso davvero strutturato è ancora da fare: il vero ostacolo non sono i costi, citati solo dal 6,6% come barriera, ma le competenze per usarla in autonomia e la fiducia nella gestione dei dati.

Milano, 8 aprile 2025 — L’intelligenza artificiale ha conquistato l’attenzione delle PMI italiane. Quasi 9 aziende su 10 la considerano un’opportunità (1 su 2 in misura marcata) e l’81% dichiara di utilizzarla. Tuttavia solo 1 su 4 l’ha integrata nei propri processi in modo continuativo, mentre circa 1 su 3 ne fa ancora un uso occasionale e non strutturato.

La distinzione che emerge con chiarezza dai dati è quella tra un uso tattico (chiedere a ChatGPT di scrivere una mail, generare un’analisi veloce, rispondere a una domanda) e un’adozione strategica, quella in cui l’AI lavora sui dati dell’azienda, automatizza flussi reali, cambia il modo in cui si prendono le decisioni. La prima è la più diffusa. La seconda è ancora troppo rara.

I benefici dell’uso tattico sono comunque concreti e percepibili: quasi il 60% delle aziende che usano l’AI stima un risparmio di almeno 5 ore a settimana per persona. Tra gli strumenti più diffusi ChatGPT è presente in 2 aziende su 3, seguito da Gemini e Copilot. Un dato che conferma come l’adozione sia ancora prevalentemente orientata a strumenti generalisti, più che a soluzioni integrate nei flussi operativi.

Gli ambiti di utilizzo principali restano l’analisi dei dati e la produzione di contenuti, attività ad alto volume, ma a bassa complessità strategica. Il potenziale più avanzato – l’ottimizzazione dei processi, il supporto alle decisioni, lo sviluppo di nuove offerte a partire dai dati – è ancora in gran parte inesplorato dalle PMI.

Il principale ostacolo non sono i costi (citati solo dal 6,6% come barriera) ma le competenze: circa 1 azienda su 3 non sa ancora come utilizzare l’AI in modo autonomo ed efficace. A questo si aggiunge la preoccupazione su privacy e sicurezza dei dati (17%). La barriera è quindi culturale prima ancora che tecnologica.

«Il dato più interessante non è l’81% che usa l’AI, ma il 32% che la usa in modo non strutturato. Significa che molte aziende stanno sperimentando con entusiasmo, ma senza un obiettivo chiaro. In Sibill partiamo sempre dal problema: ci chiediamo dove le aziende perdono tempo, dove sbagliano decisioni, dove lasciano valore sul tavolo. È lo stesso principio con cui abbiamo costruito il nostro prodotto: l’AI è integrata nei processi perché parte da un problema reale, non da un prompt. Ed è l’unico modo in cui diventa davvero un vantaggio competitivo.»
Mattia Montepara, CEO e co-founder di Sibill

Il 61% delle aziende prevede comunque di aumentare gli investimenti in AI nei prossimi mesi, con punte del 72% tra le imprese medie e grandi. La direzione è chiara, ma la vera domanda è se questi investimenti serviranno ad aggiungere altri strumenti da usare in modo sporadico, o a costruire qualcosa di più strutturato.

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