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Cos’è il rendiconto finanziario: tutto quello che devi sapere

Rendiconto Finanziario 2

Il rendiconto finanziario è un documento chiave del bilancio aziendale che ha il compito di tracciare i flussi di cassa (entrate e uscite) in un periodo specifico, mostrando concretamente come l’impresa genera e utilizza la propria liquidità.

A differenza degli altri prospetti di bilancio, questo documento offre una visione dinamica della gestione monetaria, distinguendo tra i flussi derivanti dall’attività operativa, da quella di investimento e dall’attività finanziaria, per valutare la reale solvibilità e sostenibilità del business.

Diventato obbligatorio dal 2016 per chi redige il bilancio in forma ordinaria (come le società di capitali e le cooperative che superano determinati limiti dimensionali), il rendiconto integra le informazioni statiche dello stato patrimoniale e del conto economico, offrendo all’imprenditore e agli investitori la verità sui movimenti di denaro.

Differenza tra utile e cassa: l’obiettivo del rendiconto

Il rendiconto finanziario è, di fatto, l’unico documento del bilancio che “dice la verità” sulla disponibilità di denaro.

Il suo scopo è colmare il vuoto informativo lasciato da stato patrimoniale e conto economico: un’azienda può infatti registrare un utile alto (fatturando molto), ma trovarsi con il conto corrente vuoto se i clienti non pagano o se ha investito troppo in magazzino.

Il documento evidenzia le variazioni di due grandezze:

  • Disponibilità liquide: denaro in cassa, assegni e saldi attivi dei conti bancari.
  • Mezzi equivalenti: investimenti finanziari a brevissimo termine che possono essere convertiti in contanti in tempi rapidi e senza rischi.

La struttura del rendiconto: operativa, di investimento e finanziaria

Per capire come si muove il denaro, il rendiconto non fa un “minestrone” di numeri, ma classifica i flussi in tre categorie distinte in base alla loro origine:

  • Attività operativa: è il cuore pulsante dell’azienda. Comprende il flusso di cassa generato dalla gestione quotidiana: incassi dalle vendite, pagamenti ai fornitori, stipendi e tasse. Se questo flusso è positivo, significa che il business è sano e si autofinanzia.
  • Attività di investimento: riguarda i flussi derivanti dalla gestione dei beni durevoli (immobilizzazioni). Include le uscite per acquistare nuovi macchinari o software e le entrate derivanti dalla vendita di vecchi cespiti.
  • Attività finanziaria: riguarda i flussi legati al reperimento di risorse. Include l’accensione o il rimborso di mutui, gli aumenti di capitale versati dai soci o la distribuzione di dividendi.

Metodo diretto e indiretto: come si calcolano i flussi

La somma algebrica di queste tre aree ci dà la variazione netta di liquidità dell’anno. Tuttavia, per calcolare la parte più complessa il flusso da attività operativa  i principi contabili (OIC 10) prevedono due strade:

  • Metodo diretto: si basa sulla somma analitica di tutte le entrate e uscite monetarie effettive (es. “totale incassi da clienti”, “totale bonifici a fornitori”). È molto trasparente ma difficile da ricostruire se la contabilità non è impostata perfettamente.
  • Metodo indiretto: è il metodo standard e il più utilizzato. Si parte dall’utile netto e lo si “rettifica”, aggiungendo i costi che non hanno comportato uscite di cassa (come gli ammortamenti) e sottraendo i ricavi che non hanno generato incassi.

Facciamo un esempio:

L’azienda Nova Srl chiude l’anno con un utile netto di 100.000€. Sembra un ottimo risultato.

Tuttavia, analizzando il bilancio si nota che:

  • Sono stati registrati 20.000€ di ammortamenti (un costo che riduce l’utile ma non toglie soldi dal conto).
  • I crediti verso i clienti sono aumentati di 30.000€ (fatturato registrato ma non ancora incassato).

Calcolo (metodo indiretto):

100.000€ (utile) + 20.000€ (ammortamenti da riaggiungere) – 30.000€ (crediti da togliere) = 90.000€.

Risultato:

Il flusso di cassa reale di Nova Srl è di 90.000€, inferiore all’utile contabile. Senza il rendiconto, l’imprenditore avrebbe pianificato spese basandosi su una ricchezza che, in parte, non è ancora liquida.

Quando è obbligatorio il rendiconto finanziario: i limiti di legge

Non tutte le aziende sono tenute a questo adempimento. L’obbligo di redazione scatta solo per le imprese che, per due esercizi consecutivi, superano almeno due dei seguenti tre limiti (art. 2435-bis c.c.):

  • Totale dell’attivo dello stato patrimoniale: superiore a 4.400.000 €.
  • Ricavi delle vendite e delle prestazioni: superiori a 8.800.000 €.
  • Dipendenti occupati in media durante l’esercizio: più di 50 unità.

Sono quindi esonerate le microimprese e le società che possono redigere il bilancio in forma abbreviata, anche se monitorare i flussi resta una best practice consigliata a tutti per evitare crisi di liquidità.

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Il rendiconto finanziario è per noi una leva fortissima, ma ha un limite se usato solo una volta l’anno. Per un imprenditore, il controllo della cassa deve essere quotidiano.

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