La riclassificazione del conto economico a valore aggiunto è una tecnica fondamentale di analisi di bilancio che riorganizza le voci di costo e ricavo per evidenziare la capacità dell’azienda di generare ricchezza attraverso la sua attività produttiva.
A differenza del conto economico civilistico (redatto secondo l’art. 2425 del Codice Civile), che risponde a obblighi normativi, il conto economico riclassificato è uno strumento gestionale. Il suo obiettivo è ricomporre i dati contabili secondo una logica scalare per isolare i margini intermedi e comprendere come si forma l’utile, distinguendo nettamente tra i costi per l’acquisto di beni esterni e i costi per le risorse interne.
Il quadro normativo e la logica di riclassificazione
Sebbene la riclassificazione sia un’operazione facoltativa a fini interni, essa si basa sui dati ufficiali del bilancio d’esercizio.
In Italia, la redazione del bilancio è disciplinata dal Codice Civile e dai principi contabili nazionali (in particolare l’OIC 12). La riclassificazione a valore aggiunto non stravolge questi dati, ma li aggrega in modo diverso per rispondere a domande strategiche: “Quanto mi costa produrre rispetto a quanto vendo?”, “Quanto incide il personale sulla marginalità?”, “La mia struttura di costi è rigida o flessibile?”.
La logica utilizzata è quella a scalare: si parte dai ricavi totali e si sottraggono progressivamente le diverse categorie di costo, ottenendo a ogni passaggio un risultato parziale (margine) che offre un’indicazione precisa sulla salute di una specifica area aziendale.
Lo schema di calcolo: dal valore della produzione al MOL
La prima parte dello schema si concentra sulla gestione operativa monetaria.
Il punto di partenza è il valore della produzione (Fatturato + Variazione delle rimanenze). Da qui si sottraggono i costi operativi esterni per ottenere il primo margine fondamentale: il Valore Aggiunto.
Successivamente, sottraendo il costo del lavoro, si ottiene il Margine Operativo Lordo (MOL).
Lo schema è il seguente:
- Valore della produzione
- (meno) Costi esterni (Acquisti, Servizi, Godimento beni di terzi)
- = Valore Aggiunto
- (meno) Costo del personale
- = Margine Operativo Lordo (MOL)
Dal margine operativo all’utile netto
La seconda parte dello schema integra i costi non monetari e la gestione finanziaria/fiscale.
Partendo dal MOL, si sottraggono gli ammortamenti e gli accantonamenti per ottenere il reddito operativo (EBIT). Questo indicatore misura la redditività industriale pura, tenendo conto anche dell’usura degli impianti.
Infine, si deduce il risultato della gestione finanziaria (interessi attivi e passivi) e il carico fiscale per giungere al risultato finale.
Lo schema prosegue così:
- Margine Operativo Lordo (MOL)
- (meno) Ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti
- = Reddito Operativo (EBIT)
- (meno) Oneri finanziari (Interessi passivi)
- (meno) Imposte (IRES, IRAP)
- = Utile (o Perdita) d’Esercizio
Esempio pratico di riclassificazione
Per comprendere l’utilità di questo strumento, applichiamo lo schema ai dati di bilancio di un’azienda manifatturiera.
Ecco qui un esempio:
L’azienda Tessile Lombardo Srl presenta i seguenti dati a bilancio:
- Valore della produzione: 1.000.000€
- Acquisti di materie prime e servizi: 400.000€
- Stipendi e contributi dipendenti: 300.000€
- Ammortamenti macchinari: 100.000€
- Interessi passivi bancari: 20.000€
- Imposte d’esercizio: 50.000€
Procediamo con la riclassificazione:
- Valore Aggiunto: 1.000.000€ – 400.000€ = 600.000€ (L’azienda crea valore per il 60% del fatturato).
- MOL: 600.000€ – 300.000€ = 300.000€ (Cassa potenziale generata dalla gestione operativa).
- Reddito Operativo (EBIT): 300.000€ – 100.000€ = 200.000€ (Utile industriale netto).
- Utile Netto: 200.000€ – 20.000€ – 50.000€ = 130.000€.
Risultato:
L’analisi evidenzia una struttura sana: il Valore Aggiunto è sufficientemente ampio da coprire il costo del lavoro e gli ammortamenti, garantendo un utile netto finale del 13%. Se il Valore Aggiunto fosse stato più basso (es. 400.000€), l’azienda non avrebbe avuto margine sufficiente per coprire i costi fissi di struttura (personale e impianti), andando in perdita operativa.
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