Non esiste un unico modello di controllo di gestione valido per tutte le aziende. Esistono impostazioni diverse, che cambiano in base a ciĂ² che l’impresa deve tenere sotto controllo: chi presidia i margini per divisione userĂ un modello per centri di responsabilitĂ , chi lavora su progetti un modello per commessa, chi ha un problema di liquiditĂ metterĂ al centro i flussi di cassa.
Scegliere il modello sbagliato è il motivo piĂ¹ frequente per cui un sistema di controllo viene abbandonato dopo pochi mesi: produce numeri che non rispondono alle domande di chi decide.
In questa guida vediamo in sintesi che cos’è il controllo di gestione e quali sono le sue quattro fasi, per poi entrare nel merito dei modelli disponibili, delle metriche che li alimentano e degli esempi concreti di report da cui partire.
Il modello si sceglie in base alle domande a cui la direzione deve rispondere: margini per divisione, redditivitĂ per commessa o tenuta della cassa.
Qualunque modello si adotti, il ciclo resta lo stesso: pianificazione, budget, misurazione dei risultati, analisi degli scostamenti.
Un modello semplice tenuto con costanza vale piĂ¹ di un modello sofisticato che nessuno alimenta.
Cos’è e a cosa serve il controllo di gestione
Il controllo di gestione è il sistema con cui un’azienda traduce gli obiettivi in numeri, misura i risultati raggiunti e analizza gli scostamenti per correggere la rotta. Serve a rispondere a due domande distinte: stiamo ottenendo quello che volevamo (efficacia) e a quale costo lo stiamo ottenendo (efficienza).
Poggia su tre pilastri che vanno costruiti insieme: la definizione di chi risponde di quali risultati, la struttura informativa che produce i dati e la periodicitĂ con cui i risultati vengono verificati. Se vuoi il quadro completo, con obiettivi, strumenti, ruolo del controller e ambiti di applicazione, lo trovi nella nostra guida al controllo di gestione.
Qui ci concentriamo su un aspetto piĂ¹ operativo: come si sceglie e si costruisce il modello concreto con cui fare tutto questo.
Le 4 fasi del controllo di gestione
Qualunque modello si adotti, il ciclo di lavoro resta lo stesso e si articola in quattro fasi.
Ăˆ l’ultima fase quella che distingue un sistema vivo da un adempimento formale, perchĂ© è il momento in cui i numeri diventano decisioni. Se vuoi approfondire come si scompongono le varianze tra budget e consuntivo, ne parliamo in dettaglio nella guida all’analisi degli scostamenti.
Una nota sulla ciclicitĂ : le correzioni adottate a fine ciclo non restano isolate, ma entrano nel budget del periodo successivo. Ăˆ così che il sistema migliora nel tempo, invece di ripetere ogni anno le stesse previsioni sbagliate.
Tipologie di modelli di controllo di gestione
I modelli si distinguono per l’oggetto che mettono al centro della misurazione. Il controllo budgetario confronta sistematicamente budget e consuntivo su ricavi, costi e margini: è il modello base, adatto a chi parte da zero. Il controllo per centri di responsabilitĂ attribuisce obiettivi e risultati a unitĂ organizzative definite (centri di costo, di ricavo, di profitto, di investimento) e serve quando l’azienda ha una struttura articolata da responsabilizzare.
Il controllo per commessa o progetto misura la redditivitĂ di ogni singolo lavoro, confrontando ore e costi preventivati con quelli effettivi: è il modello di studi professionali, agenzie, imprese edili e societĂ di consulenza. Il controllo per processi, di cui l’activity based costing è l’espressione piĂ¹ nota, attribuisce i costi alle attivitĂ che li generano, ed è utile quando i costi indiretti sono rilevanti e i criteri di ribaltamento tradizionali risultano troppo grossolani.
C’è poi una famiglia di modelli multidimensionali, come la balanced scorecard, che affianca alle misure economico-finanziarie altre prospettive: soddisfazione dei clienti, efficienza dei processi interni, sviluppo delle competenze. Servono a evitare la miopia di un sistema che guarda solo il conto economico del trimestre.
| Modello | Cosa mette al centro | Quando conviene |
|---|---|---|
| Budgetario | Confronto budget e consuntivo | Si parte da zero e serve un impianto semplice |
| Per centri di responsabilità | Risultati per unità organizzativa | Struttura articolata, con responsabili da coinvolgere |
| Per commessa | Redditività del singolo lavoro | Studi, agenzie, edilizia, consulenza |
| Per processi (ABC) | Costi delle attività | Costi indiretti rilevanti e difficili da ribaltare |
| Multidimensionale | Più prospettive oltre l’economica | Servono anche misure su clienti, processi e competenze |
La scelta non è ideologica ma pratica: si parte dalle domande a cui la direzione deve rispondere e si adotta il modello piĂ¹ semplice che permette di risponderle. Un modello sofisticato che nessuno alimenta produce meno valore di un controllo budgetario tenuto con costanza.
Il controllo di gestione finanziaria
Il modello finanziario mette al centro la liquiditĂ invece del risultato economico, e risponde a una domanda diversa da quella del conto economico: non “quanto guadagniamo” ma “quando avremo i soldi e quando resteremo senza”. Ăˆ la variabile che determina la sopravvivenza nel breve periodo, e spiega perchĂ© un’azienda in utile possa trovarsi in difficoltĂ di cassa.
Gli oggetti di misurazione tipici sono i flussi di incasso e pagamento, i giorni medi di incasso dai clienti e di pagamento ai fornitori, la posizione finanziaria netta, l’utilizzo delle linee di credito e il rispetto degli eventuali covenant bancari.
Lo strumento centrale di questo modello è il budget di tesoreria, che colloca nel tempo entrate e uscite previste e mostra in anticipo i mesi in cui la liquidità andrà sotto pressione. Va aggiornato con frequenza maggiore rispetto al budget economico, perché la cassa si muove ogni settimana.
Analisi dei dati e performance aziendale
Ogni modello vive degli indicatori che lo alimentano, e la regola pratica è scegliere pochi indicatori stabili invece di molte metriche instabili. Sul piano della redditivitĂ si usano di norma il margine di contribuzione per linea o cliente, l’EBITDA, il ROS e il ROE; sul piano operativo la rotazione del magazzino, il tasso di utilizzo delle risorse, il costo per unitĂ prodotta.
Tra le metriche di redditivitĂ del capitale, il calcolo del ROI è quella che risponde alla domanda piĂ¹ concreta di tutte: quanto rende il capitale che abbiamo investito. Ăˆ l’indicatore da usare quando si valuta se un investimento, una linea o un canale meritano le risorse che assorbono.
Un’avvertenza sul metodo: gli indicatori vanno letti in serie storica e per segmento, non come valore assoluto isolato. Un EBITDA in crescita che nasconde una marginalitĂ in calo su tutte le linee, compensata da un aumento dei volumi, racconta una storia diversa da quella che sembra.
Esempi di report e casi aziendali
Un modello si riconosce dai report che produce. Questi sono i quattro documenti che compongono il pacchetto minimo di un sistema funzionante.
Conto economico riclassificato a margine di contribuzione, per vedere dove si genera davvero il margine.
Report degli scostamenti rispetto al budget, con le cause principali giĂ isolate.
Previsione di cassa a rotazione sulle settimane o sui mesi successivi.
Report di redditivitĂ per linea, cliente o commessa.
Ecco qui un esempio di lettura di un report scostamenti.
La Alfa Manufacturing Srl aveva previsto per il trimestre 1.000 pezzi a 50 € ciascuno, per 50.000 € di ricavi; a consuntivo ha venduto 950 pezzi a 48 €, per 45.600 €.
Budget: 1.000 pz × 50 € = 50.000 €
Consuntivo: 950 pz × 48 € = 45.600 €
Le due cause hanno peso diverso e indirizzano interventi diversi: una spinta commerciale sui volumi nel primo caso, una revisione del listino e della politica di sconto nel secondo. Ăˆ esattamente il tipo di lettura che un report ben costruito deve rendere immediata.
Sul fronte previsionale, il documento che tiene insieme conto economico, stato patrimoniale e flussi di cassa attesi è il bilancio previsionale: è il riferimento piĂ¹ completo per chi vuole costruire una reportistica direzionale coerente, e il documento che banche e investitori chiedono piĂ¹ spesso.
Sul piano degli strumenti, molte aziende costruiscono questi report a mano in Excel, con i limiti noti: versioni multiple dello stesso file, formule che si rompono, riconciliazioni ripetute ogni mese e nessuna tracciabilitĂ di chi ha modificato cosa. Il foglio di calcolo resta ottimo per simulare scenari e costruire modelli, meno per fare da archivio dei dati aziendali.
La direzione di marcia, oggi, sono le piattaforme cloud che centralizzano la raccolta dei dati e li rendono disponibili senza attivitĂ manuale. Un software di tesoreria collegato ai conti bancari e alla fatturazione elettronica alimenta in automatico la parte finanziaria del modello, che è anche quella che si aggiorna piĂ¹ spesso.
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Noi di Sibill sappiamo che qualunque modello di controllo di gestione si scelga, il collo di bottiglia è sempre lo stesso: la raccolta dei dati. Movimenti bancari da scaricare, incassi e pagamenti da riconciliare, previsioni di cassa da rifare ogni mese partendo da capo.
La piattaforma collega i conti aziendali e tiene insieme flussi di cassa, scadenze e pagamenti, aggiornando la situazione senza lavoro manuale. Così il tempo si sposta dalla preparazione dei numeri alle decisioni che quei numeri dovrebbero guidare.
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I metodi principali sono il controllo budgetario, che confronta sistematicamente budget e consuntivo; il controllo per centri di responsabilità, che attribuisce obiettivi e risultati alle unità organizzative; il controllo per commessa, che misura la redditività di ogni progetto; il controllo per processi o activity based costing, che imputa i costi alle attività che li generano; e i modelli multidimensionali come la balanced scorecard.
Gli strumenti si dividono in metodologici e tecnologici. Tra i primi rientrano la contabilità analitica, il budget nelle sue articolazioni, il sistema di indicatori e la reportistica periodica. Tra i secondi i gestionali integrati, gli strumenti di business intelligence e i software specializzati che raccolgono in automatico i dati da contabilità, banche e fatturazione elettronica, eliminando il doppio inserimento.
L’efficacia si misura confrontando i risultati ottenuti con gli obiettivi fissati: scostamenti sui ricavi, quote di mercato raggiunte, livelli di servizio rispettati. L’efficienza si misura rapportando i risultati alle risorse impiegate: costo per unità prodotta, ore per commessa, margine per addetto, rendimento del capitale investito. Sono due piani indipendenti, e un’azienda può essere efficace e inefficiente allo stesso tempo.
Sono due sistemi complementari ma distinti. Il bilancio d’esercizio è un documento obbligatorio che rappresenta la situazione dell’azienda a fine anno secondo criteri civilistici, rivolto a soci, banche e terzi. Il controllo di gestione produce informazioni interne, con criteri liberi e periodicità infrannuale, per decidere durante l’esercizio. Il primo guarda al passato per rendere conto, il secondo al presente per orientare le scelte.