La nota di credito estera rettifica in diminuzione una fattura emessa o ricevuta in un’operazione internazionale. Si tratta cioè di una vendita o di un acquisto con un soggetto stabilito fuori dall’Italia. Le regole di base restano quelle dell’art. 26 del DPR 633/72, ma la procedura tecnica cambia. Infatti le operazioni con l’estero passano dal Sistema di Interscambio (SDI) con codici documento dedicati. Quasi sempre richiedono un’autofattura o un documento di integrazione.
Riguarda chiunque venda servizi a clienti UE ed extra UE, importi beni o riceva consulenze da fornitori esteri. Per esempio un’agenzia pubblicitaria irlandese, un fornitore di software americano, un grossista francese. Tipicamente entra in gioco con un reso, uno sconto sopravvenuto, un errore di fatturazione o l’annullamento parziale di un ordine. Capirne la gestione è importante, perché un errore sul codice TD o sui termini può far slittare la detrazione dell’IVA all’anno successivo.
Inoltre espone l’azienda a sanzioni per omessa comunicazione. In questa guida vediamo come funziona la nota di credito estera in entrata e in uscita, quali codici TD usare e quali casistiche particolari conoscere.
Come emettere e integrare una nota di credito estera
Le rettifiche IVA in una transazione internazionale possono andare in due direzioni: in aumento o in diminuzione. Nel primo caso serve la nota di debito, che integra una fattura sottostimata o mancante. Nel secondo serve la nota di credito, che riduce o annulla imponibile e imposta. Sull’estero la distinzione conta ancora di più. Infatti ogni variazione segue codici e flussi diversi sullo SDI. Confondere i due strumenti porta quindi a errori di compilazione poi difficili da correggere.
Le note di credito estere, come quelle nazionali, possono essere attive o passive. Sono attive quando le emette il soggetto italiano verso un cliente estero. Sono passive invece quando le riceve da un fornitore estero. Le attive seguono il flusso classico della fatturazione elettronica con codici TD04 o TD08. Le passive vanno integrate dal committente italiano tramite autofattura elettronica. In questo caso servono i codici TD17, TD18 o TD19, sempre con importi a segno negativo.
L’autofattura per la nota di credito
Quando una nota di credito estera passiva arriva da un fornitore UE o extra UE, l’azienda italiana genera un documento elettronico interno e lo trasmette allo SDI. È a tutti gli effetti un’autofattura. Il cessionario o committente italiano la emette per conto del fornitore estero, copia i dati della nota originale e applica il reverse charge (inversione contabile). Così l’IVA viene assolta in Italia direttamente dal destinatario.
Per chi non ha familiarità con questo strumento, la guida all’autofattura spiega quando si emette e come funziona il reverse charge. Conviene leggerla prima di affrontare le specificità delle variazioni in diminuzione.
La differenza con un’autofattura ordinaria è una sola: imponibile, IVA e totale vanno indicati con il segno meno.
Ecco qui un esempio:
Sigma Consulting Srl, consulenza IT: servizio software da fornitore UE
Infine, nei riferimenti del nuovo TD17 va indicata l’autofattura originale di marzo. La trasmissione allo SDI deve avvenire entro il 15 di maggio, ovvero il quindicesimo giorno del mese successivo alla ricezione della nota di credito.
L’integrazione della fattura estera
L’integrazione completa il documento del fornitore con i dati IVA mancanti, soprattutto aliquota e imposta calcolata secondo le regole italiane. Per le operazioni intracomunitarie, l’art. 46 del D.L. 331/93 fissa un termine preciso. Il committente italiano deve integrare la fattura entro il quindicesimo giorno del mese successivo a quello di ricezione. Lo stesso termine vale per le autofatture su servizi extra UE, ai sensi dell’art. 17 comma 2 del DPR 633/72.
Operativamente oggi la trasmissione avviene tramite documento XML inviato allo SDI con il codice TD corretto. Nei campi anagrafici il fornitore estero compare come cedente/prestatore. L’azienda italiana invece compare come cessionario/committente, con la dicitura “CC” nel campo soggetto emittente. La data del documento deve corrispondere al mese di ricezione della fattura originale, non al mese di emissione dell’integrazione.
Per le note di credito vale la stessa logica, però con due differenze. Gli importi sono negativi. Inoltre, nel blocco delle fatture collegate va indicato il riferimento all’autofattura originale (e, se disponibile, anche alla nota del fornitore).
I codici per la nota di credito elettronica
Lo SDI non prevede un codice TD dedicato alle note di credito estere. Si usa lo stesso codice della fattura, cambiando solo il segno degli importi. Quindi chi compila i documenti XML manualmente deve coordinare con cura più elementi: codice TD, codice natura IVA, segno degli importi e riferimenti alla fattura originale.
Un campo sbagliato e l’invio finisce scartato. Oppure passa, ma genera incoerenze nei registri IVA che emergono solo in fase di liquidazione. Per chi gestisce regolarmente operazioni con l’estero, conviene affidarsi a un software di fatturazione che generi automaticamente il documento corretto in base alla tipologia di operazione. Così riduce il rischio di scarti e di errori sui codici natura.
Vediamo nel dettaglio quando si applicano i tre codici principali per le note di credito legate a operazioni estere.
I codici TD per la nota di credito estera in sintesi
Innanzitutto è utile avere sotto mano un riepilogo dei codici TD da conoscere per stornare correttamente una fattura estera. Successivamente, nei paragrafi che seguono, vediamo nel dettaglio quando si applica ciascun codice.
| Codice | Quando si usa | Uso per la nota di credito |
|---|---|---|
| TD17 | Servizi acquistati da fornitori UE ed extra UE in reverse charge: consulenze, software in abbonamento, campagne pubblicitarie online, servizi professionali | Stesso codice della fattura originale, imponibile e IVA a segno negativo |
| TD18 | Acquisti intracomunitari di beni, cioè merci spedite da un fornitore di un altro Stato UE | Stesso codice della fattura originale, imponibile e IVA a segno negativo |
| TD19 | Beni venduti da fornitore estero ma fisicamente già presenti in Italia, ai sensi dell’art. 17 c. 2 DPR 633/72 | Stesso codice della fattura originale, imponibile e IVA a segno negativo |
| TD04 | Nota di credito ordinaria emessa verso un cliente (operazione attiva) | Non utilizzabile per stornare fatture estere passive in reverse charge |
| TD08 | Nota di credito semplificata, art. 21-bis DPR 633/72: importo non superiore a 400 € o rettifiche art. 26 c. 3 | Possibile verso clienti UE per piccoli storni attivi di importo contenuto |
L’uso del codice TD17 per i servizi
Il TD17 copre integrazione e autofattura per l’acquisto di servizi da fornitori esteri, sia UE che extra UE. Rientrano qui consulenze, abbonamenti software in SaaS, campagne pubblicitarie su Meta o Google, servizi cloud, prestazioni professionali da partite IVA estere. Quando il fornitore non addebita l’IVA in fattura, come accade quasi sempre nei servizi B2B in reverse charge, il committente italiano emette un TD17. Così assolve l’imposta in Italia.
Per la nota di credito di un servizio estero il meccanismo è identico, ma con segno meno.
Ecco qui un esempio:
Omega Shop Srl, e-commerce: campagne pubblicitarie da fornitore extra UE
Infine il documento va trasmesso allo SDI entro il 15 di luglio, indicando nei riferimenti la fattura originale del fornitore americano e l’autofattura TD17 di maggio.
La nota di credito intracomunitaria con TD18
Il TD18 è il codice per l’integrazione delle fatture su acquisti intracomunitari di beni, cioè merci spedite da un fornitore di un altro Stato UE. La logica è la stessa del TD17. Il fornitore non addebita l’IVA. Il cessionario italiano integra il documento applicando l’aliquota italiana e versa l’imposta in regime di inversione contabile (artt. 46 e 47 del D.L. 331/93). Anche qui, per la nota di credito ricevuta in seguito a un reso o a uno sconto sopravvenuto, l’azienda emette un nuovo TD18 con importi negativi.
Attenzione però: TD17 e TD18 non sono interscambiabili. Il primo riguarda solo i servizi, il secondo solo i beni. Usare il codice sbagliato compromette i controlli Intrastat e impone una rettifica con storno e nuovo invio. Se invece la merce è già fisicamente in Italia ma venduta da un fornitore estero, il codice corretto non è TD18 ma TD19, ai sensi dell’art. 17 comma 2 del DPR 633/72.
La nota di credito semplificata TD08
Il TD08 identifica la nota di credito semplificata prevista dall’art. 21-bis del DPR 633/72. Si applica nelle operazioni attive (l’azienda italiana emette la nota verso un cliente) quando l’importo complessivo non supera i 400 €. In alternativa serve per le rettifiche di fatturazione previste dall’art. 26 comma 3, indipendentemente dall’importo.
Rispetto al TD04, la nota semplificata richiede meno informazioni. Bastano i dati identificativi del cliente, la descrizione sintetica dell’operazione e l’imposta o l’imponibile. Sull’estero il TD08 è poco frequente ma non escluso. Si può usare per piccoli storni emessi verso clienti UE quando l’importo è contenuto.
Attenzione: Per stornare una fattura passiva estera ricevuta in regime di reverse charge non si usano mai i codici TD04 o TD08. Servono invece sempre TD17, TD18 o TD19 con segno negativo. Lo ha chiarito l’Agenzia delle Entrate nella guida 1.9 alla compilazione della fattura elettronica. Il codice da usare per lo storno deve essere lo stesso della fattura originale, mai un codice di nota di credito ordinaria. Sbagliare questo passaggio espone a sanzioni per omessa o errata comunicazione delle operazioni transfrontaliere e a incoerenze nei registri IVA.
Le casistiche particolari e i termini
Alcune situazioni con l’estero richiedono attenzione in più. Per esempio quando manca un reso fisico della merce, oppure quando la nota arriva a mesi (o anni) di distanza dalla fattura. In questi casi le regole sui termini di emissione dell’art. 26 del DPR 633/72 si intrecciano con la disciplina del reverse charge. Quindi distinguere bene tra cause originarie e cause sopravvenute fa la differenza tra rettifica regolare e rettifica fuori termine.
La nota di credito extra UE senza reso
Quando un fornitore extra UE emette una nota di credito senza un reso fisico, il committente italiano deve comunque integrare il documento. Capita per esempio con un software statunitense, un servizio di consulenza svizzero, un rimborso parziale o uno sconto applicato dopo. Il flusso è quello già descritto: nuovo TD17 con importi negativi, riferimento alla fattura originale, trasmissione allo SDI entro il 15 del mese successivo alla ricezione.
Un dettaglio operativo riguarda la bolla doganale, presente per gli acquisti di beni extra UE. Se la nota di credito si riferisce a una fattura accompagnata da bolletta doganale, l’IVA risulta già assolta in dogana. Quindi il TD non serve a stornare l’imposta, ma a documentare la rettifica del corrispettivo a fini contabili e ai fini della comunicazione delle operazioni transfrontaliere (il cosiddetto esterometro, oggi confluito nello stesso flusso della fattura elettronica via SDI). Conviene comunque verificare con il proprio commercialista se ricorre l’ipotesi di richiesta di rimborso all’Agenzia delle Dogane.
L’emissione della nota di credito oltre l’anno
I termini per l’emissione della nota di credito sono regolati dai commi 2 e 3 dell’art. 26 del DPR 633/72. Il comma 2 elenca i casi senza limite temporale. Rientrano nullità, annullamento, revoca, risoluzione, rescissione del contratto, mancato pagamento per procedure concorsuali o procedure esecutive infruttuose, applicazione di sconti o abbuoni previsti contrattualmente. Il comma 3 invece fissa il termine di un anno dall’effettuazione dell’operazione. Si applica ai casi riconducibili a un sopravvenuto accordo tra le parti, come uno sconto non previsto in origine o la rettifica di errori di fatturazione.
Oltre l’anno la rettifica IVA in diminuzione non è più ammessa. Resta comunque possibile emettere una nota di credito “fuori campo IVA”, facendo riferimento all’art. 26 comma 3. Rettifica solo la posizione contabile e civilistica, però non permette di recuperare l’IVA già versata.
Per le note di credito estere lo schema è identico, con un’avvertenza pratica. Il termine inizia a decorrere dalla data di effettuazione dell’operazione originaria, non da quella in cui si verifica la causa della rettifica. Quindi conviene monitorare le scadenze e formalizzare gli accordi con clienti e fornitori esteri il prima possibile.
Tieni sotto controllo le note di credito estere con Sibill
Le operazioni con l’estero aggiungono un livello di complessità alla gestione finanziaria. Ogni nota di credito estera ha un suo flusso documentale: fattura ricevuta, autofattura emessa, nota di credito ricevuta, autofattura di rettifica. Tutti questi documenti vanno poi riconciliati con pagamenti, incassi e registri IVA.
Sibill centralizza fatture nazionali ed estere in un unico posto. Inoltre automatizza la riconciliazione bancaria tra movimenti e documenti, mostra gli storni in tempo reale e collega ogni rimborso al documento corrispondente. Vale anche per le note intracomunitarie ed extra UE, che escono dall’IVA italiana ma incidono comunque sul cash flow. Per le PMI che gestiscono fornitori e clienti internazionali è uno strumento utile per non perdere il filo tra fatture, autofatture e variazioni successive.
Domande frequenti
Come si registra una nota di credito extra UE?
Una nota di credito extra UE si registra con una nuova autofattura elettronica. Si usa il codice TD corretto (TD17 per servizi, TD19 per beni già in Italia) e si invertono i segni degli importi. Poi si trasmette allo SDI entro il 15 del mese successivo alla ricezione. Sui registri IVA va annotata sia in vendite che in acquisti, per neutralizzare l’imposta. Per l’aggiornamento contabile è utile compilare la prima nota e collegare il documento al rimborso ricevuto.
Come stornare una fattura estera?
Per stornare una fattura estera ricevuta serve emettere un nuovo documento elettronico dello stesso tipo della fattura originale (TD17, TD18 o TD19). Gli importi vanno indicati a segno negativo, e nei dati delle fatture collegate vanno riportati i riferimenti dell’autofattura da rettificare. Lo storno serve quando il fornitore estero invia una nota di credito o quando si è commesso un errore di codifica. Inoltre la trasmissione allo SDI deve avvenire entro il 15 del mese successivo all’evento.
Quando si usa il codice TD17?
Il codice TD17 si usa per integrare o autofatturare l’acquisto di servizi da fornitori esteri, sia UE che extra UE. Rientrano consulenze, software in abbonamento, campagne pubblicitarie online, servizi professionali. Si applica anche alle note di credito relative a quei servizi, con gli importi a segno negativo. Inoltre la trasmissione allo SDI è obbligatoria entro il 15 del mese successivo alla ricezione della fattura o della nota di credito.
Come posso emettere una nota di credito per un’autofattura estera?
Per emettere una nota di credito su un’autofattura estera devi creare un nuovo documento dello stesso tipo (TD17, TD18 o TD19). Tutti gli importi (imponibile, IVA, totale) vanno a segno negativo. Inoltre, nel campo dei dati relativi alle fatture collegate vanno indicati gli estremi dell’autofattura originale che stai rettificando. Il documento si trasmette allo SDI come un’autofattura ordinaria. Va poi registrato in entrambi i registri IVA per chiudere correttamente l’operazione.