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In questo articolo

Risconti passivi: cosa sono, come si calcolano ed esempi pratici

I risconti passivi rappresentano quote di ricavo che l’azienda ha già incassato nell’esercizio in corso, ma che economicamente appartengono a esercizi successivi.

Si tratta tecnicamente di una “sospensione” di guadagno: pur avendo già i soldi in cassa, quel valore non può essere conteggiato nell’utile di quest’anno perché il servizio o il bene non è stato ancora fornito interamente.

Questa operazione contabile è obbligatoria per tutte le aziende in contabilità ordinaria per rispettare il principio di competenza economica.

Lo scopo è rettificare il bilancio, “togliendo” dai ricavi attuali la parte che riguarda il futuro, ed evitare così di mostrare un utile gonfiato da soldi che, in realtà, servono a coprire costi futuri.

Definizione di risconti passivi e differenza con i risconti attivi

Il calcolo dei risconti è necessario quando si verifica una transazione che sta temporalmente “a cavallo” tra due anni.

Se incassi oggi un abbonamento annuale per un servizio che fornirai fino all’anno prossimo, una parte di quei soldi copre i mesi dell’anno corrente, mentre l’altra copre i mesi dell’anno successivo. Il risconto passivo interviene proprio per stornare (rinviare) la quota di ricavo non di competenza al futuro.

Per evitare confusione in contabilità, è fondamentale distinguere questa voce dai risconti attivi. La differenza sta nella direzione del denaro: i risconti passivi sono una passività perché riguardano ricavi già incassati (come un abbonamento venduto), mentre i risconti attivi sono un’attività perché riguardano costi già pagati (come un’assicurazione pagata).

Calcolo dei risconti passivi: formula ed esempio

Per calcolare correttamente il risconto bisogna individuare con precisione la quota di ricavo che copre il periodo dell’anno successivo.

Ecco qui un esempio:

Immagina di gestire una società di informatica. Il 1° ottobre vendi a un cliente un pacchetto di assistenza annuale per 1.200 euro. Il cliente ti paga subito l’intero importo.

  • Incasso totale: 1.200 euro.
  • Valore mensile: 100 euro al mese (1.200 / 12).
  • Durata: 12 mesi (fino al 30 settembre dell’anno prossimo).

A fine anno, quando chiudi il bilancio, devi fare i conti:

  • Quest’anno (ottobre, novembre, dicembre): hai lavorato solo per 3 mesi. Il guadagno reale è di 300 euro.
  • Anno prossimo (gennaio – settembre): devi ancora lavorare per 9 mesi. Quei 900 euro che hai già in tasca non sono ancora guadagnati.

Risultato:

I 900 euro relativi ai mesi futuri vengono tolti dai ricavi e iscritti in bilancio come risconto passivo. Diventeranno ricavo effettivo solo nel bilancio dell’anno prossimo.

Differenza tra ratei e risconti: come distinguerli

Ratei e risconti sono spesso citati insieme perché entrambi servono ad applicare la competenza economica, ma agiscono su tempistiche finanziarie opposte.

La differenza sostanziale risiede nel momento in cui avviene il passaggio di denaro.

Si parla di risconti quando la manifestazione finanziaria (l’incasso o il pagamento) è già avvenuta, ma la competenza è futura; si tratta quindi di rettificare un valore già presente in contabilità.

Al contrario, si parla di ratei (in questo caso ratei passivi) quando la manifestazione finanziaria avverrà in futuro, ma il costo è già maturato oggi (come gli interessi su un mutuo che verranno addebitati l’anno prossimo).

In sintesi: il risconto gestisce soldi già in tasca, il rateo gestisce soldi che si muoveranno poi.

Ecco qui un esempio:

Per capire bene la differenza, immaginiamo due contratti di affitto identici, del valore di 12.000 € all’anno, che iniziano entrambi il 1° ottobre. Cambia solo quando paghi. Siamo al 31 dicembre e dobbiamo chiudere il bilancio.

  • Il problema: Hai registrato un costo enorme (12.000 €) nel bilancio di quest’anno, ma hai usato il magazzino solo per 3 mesi (ottobre, novembre, dicembre).
  • La soluzione (Risconto Attivo): Devi “sospendere” il costo dei 9 mesi dell’anno prossimo (9.000 €).
  • Azione: Togli 9.000 € dai costi di quest’anno e li rimandi all’anno prossimo.
  • Il problema: Nel bilancio di quest’anno non risulta nessuna spesa (perché non hai pagato nulla), ma in realtà hai usato il magazzino per 3 mesi. Se non registri nulla, il bilancio è falso.
  • Azione: Aggiungi 3.000 € ai costi di quest’anno, creando un “debito presunto” verso il futuro.

Risconti passivi pluriennali: cosa sono e come gestirli

In alcuni casi, il ricavo incassato anticipatamente copre un periodo molto lungo, superiore ai 12 mesi successivi. Si parla allora di risconti pluriennali.

Questo accade quando un’azienda riceve oggi il pagamento per un servizio che erogherà per diversi anni, come un’estensione di garanzia o un contratto di manutenzione triennale.

Ecco qui un esempio:

Incassi oggi 3.000 euro per un servizio di assistenza che durerà 3 anni.

Anche se hai tutti i soldi sul conto, non puoi registrare 3.000 euro di utile subito.

  • Nel bilancio del 1° anno registrerai come ricavo solo 1.000 euro.
  • I restanti 2.000 euro saranno iscritti come risconto passivo pluriennale e verranno sbloccati gradualmente (1.000 euro all’anno) nei bilanci successivi.

Risconti passivi in bilancio: la collocazione nello stato patrimoniale

Per quanto riguarda la posizione nel documento ufficiale di bilancio, il codice civile stabilisce che i risconti passivi devono essere iscritti nello stato patrimoniale, nella sezione del passivo, alla voce specifica E) Ratei e risconti.

Vengono inseriti nel passivo perché rappresentano tecnicamente un “debito” di prestazione verso il futuro: l’azienda ha incassato denaro per un servizio che deve ancora rendere al cliente.

Monitorare la liquidità aziendale con Sibill

Mentre i risconti passivi servono al commercialista per far quadrare le tasse e la competenza, per chi è a capo di un’impresa è fondamentale monitorare la liquidità reale.

Avere un risconto passivo significa aver incassato molti soldi oggi (flusso di cassa positivo) per un lavoro che dovrai svolgere domani sostenendo dei costi futuri. Il rischio gestionale è spendere quella liquidità subito, dimenticando che serve a finanziare l’attività futura.

Sibill è lo strumento che aiuta nella gestione della liquidità aziendale in modo semplice.

La piattaforma integra automaticamente tutti i conti bancari e le scadenze, permettendoti di distinguere la liquidità netta disponibile oggi e di vedere il previsionale degli impegni futuri.

Grazie alla riconciliazione automatica e alla visione unificata dei flussi, puoi pianificare gli investimenti sapendo esattamente quali risorse sono realmente disponibili e quali saranno necessarie per il futuro, evitando così crisi di liquidità impreviste.

I risconti passivi sono un costo o un ricavo?

Né l’uno né l’altro in senso definitivo. Rappresentano una quota di ricavo già incassata che viene temporaneamente sospesa perché non ancora di competenza dell’anno in corso. Diventeranno ricavo effettivo solo nel bilancio dell’esercizio futuro a cui si riferiscono.

Dove si trovano i risconti passivi in bilancio?

Nello Stato Patrimoniale, nella sezione del passivo, alla voce E) Ratei e risconti. Sono nel passivo perché rappresentano un impegno futuro: l’azienda ha già incassato il denaro ma deve ancora erogare il servizio o la prestazione corrispondente.

Qual è la differenza tra risconti passivi e ratei passivi?

La differenza sta nel momento in cui si muovono i soldi. Con il risconto il denaro è già entrato (hai già incassato), ma la competenza è futura — quindi rettifichi togliendo. Con il rateo il denaro non è ancora uscito, ma il costo è già maturato — quindi integri aggiungendo. In sintesi: risconto = soldi già in tasca, rateo = soldi che si muoveranno dopo.

Qual è la differenza tra risconti passivi e risconti attivi?

La direzione del denaro. I risconti passivi riguardano ricavi già incassati per servizi da erogare in futuro — stai nell’attivo della cassa ma nel passivo del bilancio. I risconti attivi riguardano costi già pagati per benefici futuri, come un’assicurazione pagata in anticipo. I primi sono una passività, i secondi un’attività.

I risconti passivi influenzano la liquidità aziendale?

Sì, ed è il rischio più sottovalutato. Un risconto passivo significa aver incassato oggi soldi che serviranno a finanziare l’attività futura. Se spendi quella liquidità subito, rischi di trovarti in difficoltà quando arriverà il momento di erogare il servizio. È fondamentale distinguere sempre la liquidità realmente disponibile da quella “vincolata” a impegni futuri.

Chi è obbligato a calcolare i risconti passivi?

Tutte le aziende in contabilità ordinaria, per rispettare il principio di competenza economica previsto dal Codice Civile. Le imprese in regime forfettario o in contabilità semplificata per cassa non sono soggette a questo obbligo, poiché registrano i ricavi nel momento dell’incasso effettivo.

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