Il MOL (Margine Operativo Lordo) e l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization) misurano entrambi la redditività operativa lorda di un’azienda prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte. Nella maggior parte dei casi sono la stessa cosa: rappresentano lo stesso concetto contabile con due nomi diversi, uno italiano (MOL) e uno anglosassone (EBITDA).
La differenza principale emerge nel trattamento degli accantonamenti. Il MOL, secondo la tradizione contabile italiana, esclude anche gli accantonamenti ai fondi rischi e oneri. L’EBITDA, nella prassi internazionale, può includerli o meno a seconda delle convenzioni. Questa differenza è però spesso irrilevante nella pratica, perché la maggior parte delle aziende calcola entrambi escludendo gli accantonamenti.
Capire bene MOL e EBITDA è fondamentale per valutare se un’azienda genera margine dalla sua attività caratteristica, prima di considerare le scelte di finanziamento (debito o capitale), le politiche di ammortamento, e il carico fiscale. Un MOL/EBITDA positivo indica che l’attività operativa è redditizia e genera risorse. Se negativo, l’azienda perde soldi anche prima di pagare interessi e tasse.
Cosa sono EBITDA e MOL
Prima di analizzare le differenze dobbiamo capire bene cosa rappresenta ciascuno dei due indicatori, da dove vengono e perché sono diventati così importanti nella finanza aziendale.
L’EBITDA è un acronimo anglosassone che sta per Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization (utili prima di interessi, tasse, ammortamenti e svalutazioni). È nato negli Stati Uniti negli anni ’80 come strumento per valutare aziende indipendentemente dalla loro struttura finanziaria e dalle politiche contabili.
Permette confronti puliti tra aziende diverse eliminando le distorsioni causate da livelli di indebitamento diversi, politiche di ammortamento diverse e regimi fiscali diversi. Per approfondire la definizione tecnica dell’indicatore e comprendere tutte le sue funzioni, la guida sul calcolo dell’EBITDA fornisce maggiore dettaglio su come si utilizza nella pratica.
Il MOL (Margine Operativo Lordo) è l’equivalente italiano dell’EBITDA. Il termine nasce dalla tradizione contabile italiana ed è definito nei principi contabili nazionali OIC (Organismo Italiano di Contabilità). Rappresenta la differenza tra il valore della produzione (ricavi) e i costi della produzione, escludendo ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti.
Entrambi gli indicatori misurano lo stesso concetto fondamentale: quanto margine genera l’azienda dalla gestione operativa ordinaria prima di considerare il costo del capitale (ammortamenti), del debito (interessi) e delle tasse. È il primo livello di redditività “pulito” che mostra se il modello di attività funziona.
La logica è semplice: se vendi prodotti o servizi, devi coprire i costi operativi (materie prime, personale, servizi, affitti). Quello che resta è il MOL/EBITDA. Solo se questo margine è positivo e sufficientemente grande, puoi poi permetterti di:
- Ammortizzare i beni strumentali che hai comprato
- Pagare gli interessi sul debito
- Pagare le tasse
- Avere un utile finale
Se il MOL/EBITDA è negativo, sei già in perdita a livello operativo e ogni altro costo peggiorerà solo la situazione.
Le differenze principali tra i due indicatori
Anche se MOL e EBITDA sono concettualmente molto simili, esistono alcune sfumature che possono creare differenze nel calcolo. Vediamole nel dettaglio.
MOL e EBITDA sono la stessa cosa?
Nella stragrande maggioranza dei casi pratici, sì, MOL e EBITDA sono la stessa cosa. Misurano lo stesso livello di redditività con la stessa logica: ricavi meno costi operativi, fermandosi prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte. La differenza è principalmente terminologica: MOL è il termine italiano tradizionale usato in contesti di contabilità civilistica e analisi gestionale interna. EBITDA è l’acronimo internazionale usato in contesti di analisi finanziarie per investitori, valutazioni aziendali, presentazioni a banche multinazionali. Per chiarire tutte le sfumature terminologiche e contabili della versione italiana, l’articolo sul Margine Operativo Lordo (MOL) approfondisce l’esatta composizione di questa voce.
Tuttavia esistono alcune differenze tecniche sottili che possono emergere in casi particolari:
Differenza 1 – Trattamento degli accantonamenti: La differenza più rilevante (quando esiste) riguarda gli accantonamenti ai fondi rischi e oneri. Il MOL tradizionale italiano li esclude sempre dal calcolo. L’EBITDA internazionale può includerli o meno a seconda delle convenzioni adottate.
Nella pratica però la maggior parte degli analisti esclude gli accantonamenti anche dall’EBITDA, rendendo i due indicatori identici.
Differenza 2 – Altre componenti straordinarie: In alcuni schemi di riclassificazione, il MOL può includere o escludere proventi e oneri straordinari operativi a seconda del metodo scelto. L’EBITDA adjusted (normalizzato) tipicamente li esclude sempre. Ma anche qui dipende dalle convenzioni specifiche adottate.
Differenza 3 – Contesto di utilizzo: Il MOL nasce da uno schema di riclassificazione del conto economico a valore aggiunto tipico italiano. L’EBITDA può essere calcolato sia partendo dal conto economico civilistico che da riclassificazioni diverse. La fonte può creare piccole differenze nei valori finali.
Nella realtà operativa quotidiana, per la maggioranza delle aziende: MOL = EBITDA. Quando leggi un bilancio o un’analisi finanziaria e vedi entrambi i termini, molto spesso si riferiscono allo stesso numero. Se ci sono differenze, queste vengono spiegate in nota.
Il ruolo degli accantonamenti nel calcolo
Gli accantonamenti sono costi stimati per rischi o oneri futuri che l’azienda prevede di dover sostenere. Non sono ancora uscite effettive di denaro, ma “prudenzialmente” si mettono da parte risorse per coprirli. Vediamo come impattano su MOL e EBITDA.
Nel MOL italiano tradizionale, gli accantonamenti vengono sempre esclusi dal calcolo. La formula classifica gli accantonamenti insieme ad ammortamenti e svalutazioni tra i costi “non monetari” che si tolgono dopo aver calcolato il MOL.
Quindi: MOL = Valore della produzione – Costi operativi monetari (esclude ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti).
Nell’EBITDA internazionale, il trattamento non è univoco. Ci sono due scuole:
- EBITDA puro: esclude tutti i costi non monetari, compresi gli accantonamenti. In questo caso EBITDA = MOL perfettamente.
- EBITDA con accantonamenti: include gli accantonamenti perché rappresentano costi comunque legati alla gestione operativa, anche se non ancora monetizzati. In questo caso EBITDA è leggermente inferiore al MOL.
La prassi più diffusa oggi, soprattutto in analisi finanziarie internazionali, è calcolare l’EBITDA escludendo gli accantonamenti, allineandosi così completamente al MOL italiano. Quando si vuole essere ancora più precisi, si parla di EBITDA adjusted o EBITDA normalizzato, che elimina anche componenti straordinarie per mostrare la redditività operativa ricorrente pura.
Ecco qui un esempio:
Un’azienda ha questi dati a conto economico:
- Ricavi: 1.000.000 €
- Costi per materie prime: 400.000 €
- Costi per servizi: 200.000 €
- Costi del personale: 250.000 €
- Accantonamenti fondo rischi: 20.000 €
- Ammortamenti: 80.000 €
- Oneri finanziari: 30.000 €
Calcolo MOL (esclude accantonamenti):
1.000.000 – 400.000 – 200.000 – 250.000 = 150.000 €
Calcolo EBITDA (due versioni):
EBITDA senza accantonamenti: 150.000 euro (= MOL)
EBITDA con accantonamenti: 150.000 – 20.000 = 130.000 €
La differenza è di 20.000 €, pari agli accantonamenti. Ma ribadisco: la versione più usata oggi è quella che esclude gli accantonamenti, rendendo MOL = EBITDA.
Come si calcolano gli indicatori
Vediamo ora le formule precise per calcolare MOL e EBITDA e come implementarle praticamente, anche usando Excel.
La formula per il calcolo del MOL
Il MOL si calcola partendo dal conto economico riclassificato secondo lo schema a valore aggiunto. Il valore del MOL emerge con maggiore chiarezza quando si effettua una riclassificazione del conto economico a valore aggiunto, che riorganizza le voci civilistiche in un formato più utile per l’analisi gestionale.
La formula generale del MOL è:
MOL = Valore della produzione – Costi operativi esterni – Costo del personale
Oppure, in modo equivalente:
MOL = EBIT + Ammortamenti + Svalutazioni + Accantonamenti
Dettagliando le componenti:
Valore della produzione comprende:
- Ricavi delle vendite
- Variazione rimanenze di prodotti finiti
- Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni
- Altri ricavi e proventi operativi
Costi operativi esterni comprende:
- Acquisti di materie prime e merci
- Variazione rimanenze di materie prime
- Costi per servizi (consulenze, lavorazioni, utenze, trasporti)
- Costi per godimento beni di terzi (affitti, noleggi)
- Oneri diversi di gestione
Costo del personale comprende:
- Salari e stipendi
- Oneri sociali
- TFR
- Altri costi del personale
Sottraendo tutti questi costi operativi monetari dal valore della produzione si ottiene il MOL, che è il margine operativo lordo prima di ammortamenti, oneri finanziari e imposte.
La formula per il calcolo dell’EBITDA
L’EBITDA si calcola in modo molto simile al MOL. La formula più diretta parte dall’EBIT (risultato operativo) e risomma gli elementi non monetari:
EBITDA = EBIT + Ammortamenti + Svalutazioni
Oppure:
EBITDA = EBIT + Ammortamenti + Svalutazioni + Accantonamenti (se si vogliono escludere anche gli accantonamenti, come nella prassi più comune)
Partendo invece dai ricavi:
EBITDA = Ricavi – Costi operativi monetari
Dove i costi operativi monetari sono tutti i costi della gestione caratteristica esclusi ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti, oneri finanziari e imposte.
Ecco qui un esempio:
| Voce | Importo (€) | |
|---|---|---|
| A) Valore della produzione | ||
| A1 | Ricavi delle vendite e delle prestazioni | 2.000.000 |
| A2 | Variazione rimanenze di prodotti finiti e in lavorazione | + 30.000 |
| A5 | Altri ricavi e proventi (contributi in c/esercizio, rimborsi) | 20.000 |
| Totale valore della produzione | 2.050.000 | |
| B) Costi operativi monetari | ||
| B6 | Acquisto materie prime, sussidiarie, di consumo e merci | 680.000 |
| B11 | Variazione rimanenze di materie prime e merci | − 30.000 |
| B7 | Costi per servizi (consulenze, utenze, manutenzioni, trasporti) | 210.000 |
| B7b | Di cui: lavorazioni conto terzi | 95.000 |
| B8 | Costi per godimento beni di terzi (affitti, canoni di leasing) | 95.000 |
| B9 | Costo del personale (salari, oneri sociali, TFR) | 505.000 |
| B14 | Oneri diversi di gestione | 20.000 |
| Totale costi operativi monetari | 1.575.000 | |
| EBITDA / MOL (A − costi monetari) | 475.000 | |
| C) Costi non monetari — esclusi dal calcolo EBITDA | ||
| B10a | Ammortamento delle immobilizzazioni materiali (impianti, macchinari) | 145.000 |
| B10b | Ammortamento delle immobilizzazioni immateriali (brevetti, software) | 25.000 |
| B10d | Svalutazioni dei crediti compresi nell’attivo circolante | 18.000 |
| B12 | Accantonamento al fondo garanzia prodotti | 12.000 |
| Totale costi non monetari | 200.000 | |
| EBIT — Risultato operativo (EBITDA − costi non monetari) | 275.000 | |
| D) Gestione finanziaria e imposte | ||
| C17 | Interessi e oneri finanziari (mutuo ipotecario, leasing finanziario) | − 42.000 |
| 22 | Imposte sul reddito d’esercizio (IRES 24% + IRAP 3,9%) | − 79.000 |
| Utile netto d’esercizio | 154.000 | |
Le voci in corsivo (ammortamenti, svalutazioni, accantonamenti, oneri finanziari e imposte) non rientrano nel calcolo dell’EBITDA/MOL.
Calcolo EBITDA/MOL — due metodi a confronto
(475.000 / 2.000.000)
Come calcolare l’EBITDA su Excel
Molte piccole e medie imprese usano Excel per calcolare e monitorare l’EBITDA/MOL. Vediamo come impostare un foglio di calcolo efficace. È importante però menzionare i rischi di errore manuale nei fogli di calcolo: aziende come quella descritta nel caso studio che ha sostituito Excel con Sibill hanno scoperto quanto tempo e quanti errori si risparmiano automatizzando il monitoraggio dei margini.
Come impostare il foglio Excel:
La logica è semplice: inserisci i dati dalla contabilità e lascia che Excel calcoli automaticamente l’EBITDA.
Sezione RICAVI:
- Riga 1: Ricavi vendite → inserisci l’importo
- Riga 2: Altri ricavi → inserisci l’importo
- Riga 3: Totale ricavi → =SOMMA delle righe sopra
Sezione COSTI OPERATIVI:
- Riga 4: Materie prime → inserisci l’importo
- Riga 5: Servizi esterni → inserisci l’importo
- Riga 6: Affitti → inserisci l’importo
- Riga 7: Personale → inserisci l’importo
- Riga 8: Altri costi operativi → inserisci l’importo
- Riga 9: Totale costi → =SOMMA delle righe sopra
RISULTATO:
- Riga 10: EBITDA → =Totale ricavi – Totale costi
- Riga 11: EBITDA % → =EBITDA / Ricavi vendite × 100
Esempio pratico con numeri:
Ricavi vendite: 500.000 €
Materie prime: 200.000 €
Servizi: 80.000 €
Personale: 150.000 €
Altri costi: 20.000 €
Totale costi: 450.000 €
EBITDA: 500.000 – 450.000 = 50.000 €
EBITDA %: (50.000 / 500.000) × 100 = 10%
Puoi aggiungere una colonna per l’anno precedente e una per calcolare automaticamente la variazione. Il vantaggio di Excel è che una volta impostate le formule, basta aggiornare i numeri ogni mese e il calcolo è immediato. Il limite è che devi inserire manualmente i dati dalla contabilità e verificare che non ci siano errori.
Il confronto tra EBIT, EBITDA e MOL
Per capire bene MOL ed EBITDA è utile vedere come si posizionano rispetto ad altri indicatori di redditività, in particolare l’EBIT. Questi tre margini formano una scala di redditività progressiva. Per introdurre il paragone tra i diversi livelli di profitto, è fondamentale conoscere la definizione e l’importanza dell’EBIT come metrica intermedia tra EBITDA e utile netto.
L’EBIT sta per Earnings Before Interest and Taxes (utili prima di interessi e tasse). È il risultato operativo dopo aver dedotto anche ammortamenti e svalutazioni. Rappresenta quanto guadagna l’azienda dalla sua attività caratteristica al netto di tutti i costi operativi, compresi quelli non monetari. La differenza con EBITDA è proprio questa: EBIT include ammortamenti, EBITDA no.
La gerarchia dei margini è:
EBITDA/MOL (più alto):
= Ricavi – Costi operativi monetari
È il margine operativo lordo prima di ammortamenti, interessi e tasse. Misura la redditività operativa pura considerando solo i costi che generano uscite di cassa immediate.
EBIT (intermedio):
= EBITDA – Ammortamenti – Svalutazioni
È il risultato operativo dopo aver dedotto anche i costi non monetari legati al consumo dei beni strumentali. Misura la redditività operativa considerando anche il “consumo economico” del capitale investito.
Utile netto (più basso):
= EBIT – Oneri finanziari – Imposte
È l’utile finale che resta ai soci dopo aver pagato tutto: costi operativi, ammortamenti, interessi sul debito, tasse. Misura la redditività complessiva dell’azienda.
Le differenze chiave:
EBITDA vs EBIT: La differenza è data da ammortamenti, svalutazioni e (eventualmente) accantonamenti. EBITDA è sempre più alto (o uguale se non ci sono ammortamenti) perché non sottrae questi costi. Per aziende capital intensive (tanti macchinari da ammortizzare) la differenza è grande.
Per aziende di servizi (pochi beni da ammortizzare) la differenza è piccola.
EBIT vs Utile netto: La differenza è data da oneri finanziari (interessi sul debito) e imposte. Un’azienda con molto debito avrà EBIT positivo ma utile netto basso o negativo per via degli interessi. Un’azienda poco indebitata avrà EBIT e utile netto più vicini.
EBITDA vs Utile netto: È la differenza più grande. Include ammortamenti + oneri finanziari + imposte. Un’azienda può avere EBITDA ottimo ma utile netto negativo se: ha ammortamenti pesanti, è molto indebitata con interessi alti, opera in regime fiscale oneroso.
Ecco qui un esempio :
Un’azienda di logistica ha questi dati annuali:
| Ricavi delle venditeIl punto di partenza: il fatturato dell’anno | 5.000.000 € | 100% | |
| − | Costi operativi monetariCarburante, autisti, manutenzione, affitti, assicurazioni | 4.200.000 € | |
| = | EBITDA / MOLMargine prima di ammortamenti, interessi e tasse | 800.000 € | 16% |
| Su ogni 100 € guadagnati, l’azienda ne trattiene 16 dopo aver pagato tutti i costi operativi. Il modello di business funziona. Non abbiamo ancora considerato il costo dei camion nel tempo né gli interessi sul debito. | |||
| − | Ammortamenti flotta veicoliQuota annua di deprezzamento dei mezzi — costo reale, non monetario | 400.000 € | |
| = | EBIT — Risultato operativoMargine dopo il consumo economico dei beni | 400.000 € | 8% |
| Gli ammortamenti dimezzano il margine da 800.000 a 400.000 €. È il prezzo di essere un’azienda capital intensive: la flotta si consuma ogni anno e quel costo va riconosciuto, anche se non esce cassa oggi. | |||
| − | Oneri finanziariInteressi su mutuo e leasing per l’acquisto dei veicoli | 150.000 € | |
| = | Utile ante imposteRisultato prima di IRES e IRAP | 250.000 € | 5% |
| Gli interessi sul debito portano via altri 150.000 €. È il costo della scelta di finanziare la flotta a debito. Un’azienda con meno debiti avrebbe un margine più alto a questo livello. | |||
| − | Imposte sul redditoIRES (24%) + IRAP (3,9%) | 90.000 € | |
| = | Utile netto d’esercizioCiò che resta ai soci dopo tutto | 160.000 € | 3,2% |
| L’EBITDA era ottimo (16%), ma ammortamenti, interessi e tasse lo erodono fino a 3,2% di utile netto. È normale per la logistica: il modello operativo è solido, ma la struttura finanziaria pesa. È esattamente per questo che guardare solo l’utile finale non basta. | |||
L’azienda ha un ottimo EBITDA (16%), ma l’utile netto finale è molto più basso (3,2%) perché deve ammortizzare pesantemente i veicoli e pagare interessi sul debito
Questo è normale per attività capital intensive. L’EBITDA mostra che il modello operativo funziona bene, l’utile netto mostra che la struttura finanziaria e gli investimenti pesano molto.
L’analisi dei valori ottimali
Non esiste un valore universale di EBITDA/MOL che sia “buono” o “cattivo”. Dipende da settore, dimensioni, fase di crescita dell’azienda. Vediamo come interpretare i valori. La presenza di un EBITDA positivo è fondamentale perché si collega alla capacità dell’azienda di generare flussi di cassa (cash flow) sostenibili nel tempo per finanziare investimenti e ripagare debiti.
L’EBITDA esclude costi non monetari come gli ammortamenti e si concentra sui flussi operativi effettivi, rappresentando una buona approssimazione della generazione di liquidità.
Valori medi per settore:
I margini EBITDA variano moltissimo tra settori. Alcuni riferimenti indicativi (percentuale sui ricavi):
1.Settori ad alto margine (20-40%):
- Software e tecnologia: 30-50% (costi variabili bassi, alta scalabilità)
- Farmaceutico e biotech: 25-40% (protetti da brevetti, margini alti)
- Servizi professionali ad alto valore: 20-35%
2.Settori a margine medio (10-20%):
- Manifatturiero tradizionale: 12-18%
- Logistica e trasporti: 10-15%
- Edilizia e costruzioni: 8-12%
- Hospitality e ristorazione: 15-25% (molto variabile per location)
3.Settori a margine basso (5-10%):
- Grande distribuzione organizzata: 5-8% (margini bassi ma volumi alti)
- E-commerce retail: 3-10%
- Commercio all’ingrosso: 5-8%
Interpretazione dei valori:
Un EBITDA positivo indica che l’attività operativa genera margine. È il requisito minimo: se l’EBITDA è negativo, perdi soldi già a livello operativo prima ancora di considerare ammortamenti, debiti e tasse. Difficilmente sostenibile a lungo termine.
Un EBITDA in linea con la media di settore indica performance standard. Non sei né meglio né peggio dei competitor. Va bene per stabilità, ma non crea vantaggio competitivo.
Un EBITDA superiore alla media (esempio: 18% quando il settore fa 12%) indica:
- Efficienza operativa superiore (sai gestire meglio i costi)
- Potere di pricing (riesci a vendere a prezzi più alti)
- Economie di scala già raggiunte
- Posizionamento premium nel mercato
Un EBITDA inferiore alla media può indicare:
- Inefficienze operative da correggere
- Pressione competitiva sui prezzi
- Fase di crescita con investimenti in marketing/sviluppo
- Settore in difficoltà strutturale
L’evoluzione nel tempo conta più del valore assoluto:
Un’azienda con EBITDA margin del 10% (basso) ma in crescita dal 6% di tre anni fa dimostra miglioramento continuo. Un’azienda con EBITDA margin del 18% (buono) ma in calo dal 22% di tre anni fa mostra problemi emergenti. Il trend è importante quanto il valore assoluto.
EBITDA e sostenibilità del debito:
Le banche usano il rapporto Debito Finanziario Netto / EBITDA per valutare se un’azienda può sostenere il suo debito. Valori tipici:
- Rapporto < 2x: debito basso, molto sostenibile
- Rapporto 2-3x: debito moderato, sostenibile
- Rapporto 3-4x: debito elevato, da monitorare
- Rapporto > 4x: debito molto alto, rischio
Un’azienda con EBITDA di 1 milione e debito di 4 milioni ha un rapporto di 4x: teoricamente servirebbero 4 anni di EBITDA intero per ripagare il debito (ovviamente irrealistico, ma dà l’idea del peso).
Monitora MOL ed EBITDA con Sibill
Tenere sotto controllo MOL ed EBITDA mese per mese è fondamentale per capire se l’azienda sta generando margine operativo sufficiente. Molte aziende calcolano questi indicatori solo a fine anno con il bilancio, perdendo la possibilità di intervenire tempestivamente se i margini peggiorano durante l’anno.
Sibill aiuta le aziende a monitorare automaticamente i principali indicatori di redditività integrando i dati contabili e fornendo dashboard chiare con l’andamento di EBITDA, margini operativi e altri KPI finanziari. Puoi vedere l’evoluzione mese su mese, confrontare con i periodi precedenti, e identificare subito se i margini si stanno erodendo per intervenire rapidamente.
Scopri di più su sibill.com
Domande frequenti
Cosa cambia concretamente tra MOL e EBITDA?
Nella pratica operativa quotidiana, MOL ed EBITDA sono quasi sempre la stessa cosa: misurano entrambi il margine operativo lordo prima di ammortamenti, interessi e tasse. La differenza principale è terminologica: MOL è il termine italiano, EBITDA è l’acronimo internazionale.
L’unica differenza potenziale nel calcolo riguarda gli accantonamenti: il MOL italiano li esclude sempre, mentre l’EBITDA internazionale può includerli o meno. Tuttavia la prassi più diffusa oggi è escluderli anche dall’EBITDA, rendendo i due indicatori identici. Quando vedi MOL in un bilancio italiano ed EBITDA in una presentazione internazionale, puoi considerarli equivalenti. Se ci sono differenze significative, vengono sempre spiegate in nota.
Quanto deve essere un buon MOL?
Non esiste un valore universale perché dipende dal settore. Un MOL positivo è il requisito minimo: significa che l’attività genera margine. Per valutare se un MOL è buono, esprimilo come percentuale sui ricavi e confrontalo con i benchmark di settore. Software e tecnologia hanno MOL margin del 30–50%, manifatturiero del 12–18%, grande distribuzione del 5–8%.
Un MOL “buono” è quello che: (1) è positivo, (2) è in linea o superiore alla media del proprio settore, (3) è in crescita nel tempo, (4) copre ammortamenti, interessi e lascia utile. Il trend conta quanto il valore assoluto: un MOL in crescita dall’8% al 12% in tre anni mostra miglioramento continuo anche se non ancora eccezionale.
Dove si trova il MOL nel bilancio?
Il MOL non è una voce esplicita nel bilancio d’esercizio civilistico italiano. Non troverai mai una riga che dice “MOL” nel conto economico ufficiale perché lo schema obbligatorio non lo prevede. Tuttavia i dati necessari per calcolarlo si trovano analizzando le voci del bilancio d’esercizio.
Per ottenere il MOL devi riclassificare il conto economico. Il modo più semplice è partire dal risultato operativo (differenza tra valore e costi della produzione) e risommare ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti. La formula è: MOL = Risultato operativo + Ammortamenti + Svalutazioni + Accantonamenti. In alternativa, molte aziende redigono un bilancio riclassificato interno dove il MOL appare esplicitamente. Le società quotate indicano spesso il MOL/EBITDA nella relazione sulla gestione o nelle presentazioni agli investitori.
Che differenza c’è tra EBIT ed EBITDA?
La differenza sta nel trattamento di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti. L’EBITDA li esclude, l’EBIT li include. Formula: EBITDA = EBIT + Ammortamenti + Svalutazioni + Accantonamenti.
L’EBITDA misura la redditività considerando solo i costi che generano uscite di cassa immediate. L’EBIT misura la redditività al netto anche del “consumo economico” dei beni strumentali. L’EBITDA è sempre maggiore o uguale all’EBIT. La differenza è grande per aziende capital intensive con molti beni da ammortizzare: possono avere EBITDA positivo ma EBIT basso o negativo. Per aziende di servizi con pochi beni la differenza è minima.
L’EBITDA è preferito per confronti tra aziende con politiche di ammortamento diverse. L’EBIT è più conservativo e mostra la redditività “vera”. Entrambi sono utili: l’EBITDA per capire la generazione di cassa operativa, l’EBIT per capire la sostenibilità economica completa.