La riclassificazione del conto economico è una rielaborazione del bilancio civilistico che raggruppa costi e ricavi secondo una logica gestionale, permettendo di misurare i margini intermedi come EBITDA, EBIT e margine lordo.
I tre metodi principali sono lo schema a valore aggiunto, che misura la ricchezza creata internamente, lo schema a costo del venduto, che raggruppa i costi per funzione aziendale, e lo schema a margine di contribuzione, che separa costi fissi da costi variabili per analizzare il punto di pareggio.
Per applicarli si parte sempre dal conto economico civilistico, si normalizzano le voci non ricorrenti, si riclassificano i costi secondo lo schema scelto e si calcolano i risultati intermedi.
Nei paragrafi che seguono trovi la spiegazione completa di ogni metodo con esempi numerici, un modello Excel e le risposte alle domande più frequenti.
Che cos’è la riclassificazione del conto economico
Riclassificare il conto economico significa prendere le stesse voci del bilancio che già hai e riorganizzarle seguendo criteri gestionali invece di quelli fiscali. I numeri non cambiano: cambia come vengono raggruppati e in quale ordine vengono presentati. Il risultato è uno schema scalare, cioè uno schema in cui parti dai ricavi e scendi verso il basso sottraendo i costi uno alla volta, così da vedere i margini intermedi che si formano lungo la strada: valore aggiunto, EBITDA, reddito operativo. Sono i numeri che ti servono davvero per capire cosa sta succedendo nella tua azienda.
L’obiettivo dell’analisi di bilancio
L’analisi del conto economico risponde a domande che il bilancio ufficiale non ti risponde. La tua azienda guadagna abbastanza dalla sua attività principale? Il costo del personale è proporzionato ai ricavi o sta crescendo troppo velocemente? Gli interessi che paghi alla banca stanno erodendo un risultato operativo che sarebbe positivo?
La riclassificazione del conto economico risponde a queste domande, ma è solo una parte del lavoro. Per avere un quadro completo della salute della tua azienda è necessario procedere alla riclassificazione dell’intero bilancio, che include anche lo stato patrimoniale. Solo mettendo insieme dati economici e patrimoniali puoi calcolare gli indici più importanti: il ROE, cioè quanto rende il capitale investito dai soci, il ROI, cioè quanto rende il capitale totale investito nell’azienda, e il livello di indebitamento.
La differenza rispetto al codice civile
Il conto economico civilistico segue le regole dell’articolo 2425 del codice civile. È obbligatorio per legge e serve a dare informazioni uniformi a chi guarda il tuo bilancio dall’esterno: le banche che ti valutano per un finanziamento, i fornitori che ti concedono credito, il fisco. Per capire come è strutturato nel dettaglio puoi leggere la guida al bilancio civilistico.
Il limite di questo schema è che è pensato per chi legge il bilancio dall’esterno, non per chi gestisce l’azienda dall’interno. Il conto economico standard è sempre il punto di partenza della riclassificazione: le voci che trovi nel bilancio ufficiale sono esattamente quelle che userai per costruire lo schema riclassificato, spostandole e raggruppandole in modo diverso. Non si crea nulla di nuovo, si riorganizza quello che già c’è.
Lo schema a valore aggiunto
Lo schema a valore aggiunto è il metodo di riclassificazione più usato in Italia per le aziende industriali, manifatturiere e di servizi. Parti dai ricavi e sottrai prima tutto quello che hai pagato a fornitori esterni, poi il costo del personale, poi gli ammortamenti. Ogni sottrazione ti restituisce un margine intermedio con un nome preciso, e ogni margine ti dice qualcosa di specifico su come sta andando la gestione. Per un approfondimento completo su questo schema puoi leggere la guida dedicata alla riclassificazione del conto economico a valore aggiunto.
Il calcolo del valore aggiunto
Il valore aggiunto è la ricchezza che la tua azienda crea con le proprie forze, al netto di tutto quello che hai comprato fuori. Si calcola così: prendi i ricavi netti di vendita, aggiungi l’eventuale variazione positiva delle rimanenze di prodotti finiti e gli altri ricavi accessori, poi sottrai tutti i costi pagati a soggetti esterni, cioè acquisti di materie prime e merci, variazione delle rimanenze di materie prime, costi per servizi come consulenze, utenze e pulizie, e canoni per l’utilizzo di beni di terzi come affitti e leasing operativi.
Ecco qui un esempio con Beta Consulting Spa (consulenza informatica):
| Beta Consulting Spa — Schema a valore aggiunto | Importo (€) |
|---|---|
| Ricavi netti di vendita | 1.500.000 € |
| + Altri ricavi e proventi | 20.000 € |
| − Acquisti di materiali e licenze | 150.000 € |
| − Costi per servizi esterni | 280.000 € |
| − Canoni leasing e affitti | 90.000 € |
| = VALORE AGGIUNTO | 1.000.000 € |
Un valore aggiunto alto rispetto ai ricavi, come in questo caso (66%), significa che l’azienda crea molto valore internamente e dipende poco dai fornitori. Se invece il valore aggiunto è basso, qualsiasi aumento nel costo delle materie prime o dei servizi si traduce immediatamente in meno margine, senza possibilità di assorbirlo.
La gestione finanziaria e i margini operativi
Dal valore aggiunto si sottraggono i costi del personale, cioè stipendi, contributi previdenziali e TFR di competenza dell’anno. Il risultato è l’EBITDA, in italiano Margine Operativo Lordo (MOL). L’EBITDA misura quanto genera la tua azienda dalla sua attività caratteristica prima di considerare quanto hai investito in macchinari e immobili e quanto costa il tuo debito. Non è influenzato dalle scelte di finanziamento né dalle politiche di ammortamento, per questo è il parametro più usato per confrontare aziende diverse tra loro. Puoi approfondire come si calcola e come si interpreta nella guida al Margine Operativo Lordo.
Dall’EBITDA si sottraggono gli ammortamenti e le svalutazioni, cioè la quota annuale di costo degli investimenti in macchinari, attrezzature e immobili. Il risultato è il reddito operativo, chiamato anche EBIT. Questo numero ti dice quanto guadagna la tua azienda con la sola attività caratteristica, senza ancora considerare il costo del debito e le tasse. È il margine più importante per capire se il modello di business funziona davvero.
Dopo il reddito operativo arriva la gestione finanziaria: interessi attivi che incassi su depositi o crediti commerciali, e soprattutto interessi passivi che paghi su mutui, finanziamenti e scoperti di conto corrente. Sottraendo la gestione finanziaria dall’EBIT ottieni il reddito ante imposte. Separare con precisione la gestione operativa da quella finanziaria è uno dei vantaggi principali della riclassificazione: se il tuo reddito operativo è solido ma l’utile finale è basso o negativo, la causa spesso sta nel peso degli oneri finanziari. Nel bilancio civilistico questa cosa è quasi impossibile da vedere con chiarezza.
Gli altri ricavi e proventi nel modello
Gli altri ricavi e proventi raccolgono tutte le entrate che non derivano dalla tua attività principale: la plusvalenza sulla vendita di un macchinario vecchio, un contributo pubblico ricevuto, un rimborso assicurativo, il canone di affitto di un immobile che non usi per la produzione.
Queste voci vanno trattate con attenzione. Se le includi nel calcolo del valore aggiunto senza distinguerle, rischi di sopravvalutare i margini della gestione caratteristica. Un’azienda che ha venduto un capannone quell’anno mostrerà un valore aggiunto molto alto, ma l’anno dopo, senza quella plusvalenza, i numeri cambieranno radicalmente. La buona pratica è isolare queste voci in una riga separata oppure, se le includi, evidenziarle come non ricorrenti in modo che chi legge lo schema sappia che non si ripeteranno.
Lo schema a costo del venduto
Lo schema a costo del venduto funziona con una logica completamente diversa rispetto a quello a valore aggiunto. Invece di raggruppare i costi per tipo, li raggruppa per destinazione, cioè per la funzione aziendale a cui appartengono. È molto usato nelle aziende commerciali e di distribuzione, nelle aziende con una struttura organizzativa ben definita per funzioni e in tutti i contesti internazionali dove si usano gli standard anglosassoni.
La ripartizione per aree funzionali
Ogni euro che spende la tua azienda deve essere assegnato a una delle tre grandi funzioni aziendali. La prima è la funzione produttiva o di acquisto, che raccoglie tutto ciò che serve a realizzare il prodotto o ad acquistare la merce da rivendere: materie prime, manodopera diretta di fabbrica, ammortamenti dei macchinari produttivi, energia dello stabilimento. La seconda è la funzione commerciale, che include le retribuzioni della forza vendita, le provvigioni agli agenti, i costi di pubblicità e marketing e le spese di distribuzione. La terza è la funzione amministrativa e generale, che raccoglie i costi della direzione, della contabilità, delle risorse umane, dell’IT e degli uffici.
Per fare questa ripartizione in modo corretto devi saper distinguere i costi diretti dai costi indiretti. I costi diretti sono quelli che puoi attribuire con certezza a una funzione specifica: lo stipendio di un operaio di produzione va alla funzione produttiva, le provvigioni di un agente vanno alla funzione commerciale. I costi indiretti invece sono comuni a più funzioni, come l’affitto degli uffici o lo stipendio del direttore generale, e vanno ripartiti con una chiave di allocazione coerente, come il numero di dipendenti per funzione o i metri quadri occupati.
Il costo del venduto e il margine lordo
Il costo del venduto è la somma di tutti i costi della funzione produttiva o di acquisto, cioè tutto quello che hai speso per produrre o comprare i beni che hai venduto nell’esercizio. In inglese si chiama Cost of Goods Sold, abbreviato COGS. Attenzione: non è semplicemente quanto hai acquistato nell’anno. Devi tenere conto delle variazioni di magazzino: se hai prodotto più di quello che hai venduto, parte dei costi di produzione rimane nelle rimanenze finali e non entra nel costo del venduto di quell’anno.
Sottraendo il costo del venduto dai ricavi netti ottieni il margine lordo, in inglese gross profit. È il primo risultato intermedio dello schema e ti dice quanto ti rimane dopo aver coperto i costi di produzione o acquisto, prima ancora di pagare commerciali, amministrativi e banche. Nelle aziende di distribuzione questo numero coincide con il margine commerciale, cioè la differenza tra il prezzo a cui vendi e quello a cui hai comprato la merce. È uno dei KPI più importanti per capire se il modello distributivo è sostenibile nel tempo.
Ecco qui un esempio con Omega Shop Srl (e-commerce abbigliamento):
Ricavi netti di vendita: 2.400.000 €
− Costo del venduto (COGS): 1.440.000 €
= MARGINE LORDO: 960.000 € (40% sui ricavi)
− Costi commerciali e marketing: 290.000 €
− Costi amministrativi e generali: 160.000 €
= REDDITO OPERATIVO (EBIT): 510.000 € (21,3% sui ricavi)
± Gestione finanziaria: − 60.000 €
= Reddito ante imposte: 450.000 €
− Imposte (IRES + IRAP ~30%): 135.000 €
= UTILE D'ESERCIZIO: 315.000 €
Come riclassificare il conto economico
Capire la logica degli schemi è il primo passo. Il secondo è metterla in pratica: raccogliere i dati dal bilancio ufficiale, assegnare ogni voce alla posizione corretta nello schema scelto e calcolare i margini intermedi riga per riga.
L’utilizzo di un modello Excel
Un modello Excel per la riclassificazione del conto economico si struttura su tre fogli distinti. Il primo foglio è il foglio di input, dove inserisci le voci del bilancio civilistico esattamente come te le fornisce il commercialista, con i valori dell’anno corrente e degli anni precedenti per confrontarli. Il secondo foglio è il foglio di mapping, una tabella in cui assegni ogni voce civilistica alla corrispondente voce dello schema gestionale: questa operazione va fatta una volta sola con attenzione, poi vale per tutti gli anni successivi. Il terzo foglio è il foglio di output, che calcola automaticamente lo schema scalare con i margini intermedi usando formule SOMMA.SE che leggono dal foglio di mapping. In questo modo basta aggiornare il foglio di input con i nuovi dati di bilancio e l’intero schema si ricalcola da solo.
Il vantaggio di Excel è la flessibilità: puoi adattare lo schema alla tua azienda, aggiungere colonne per i budget, costruire grafici sull’andamento dei margini nel tempo. Il rischio però è concreto: un errore in una formula o una cella collegata nel posto sbagliato producono numeri sbagliati senza che te ne accorga. Non è un caso che molte aziende, come quella descritta nel caso studio, abbiano scelto di passare a strumenti più strutturati per eliminare questo rischio.
Dove trovare esempi e schemi in PDF
Le fonti più affidabili per trovare schemi di riclassificazione già impostati sono tre. La prima è l’OIC, l’Organismo Italiano di Contabilità, che pubblica i principi contabili nazionali sul sito fondazioneoic.eu: i documenti sono tecnici ma precisi e aggiornati. La seconda sono gli ordini territoriali dei Dottori Commercialisti, molti dei quali mettono a disposizione template operativi e guide pratiche per le imprese. La terza sono i manuali universitari di analisi di bilancio, che contengono schemi dettagliati con esempi numerici completi e sono facilmente reperibili online.
Per modelli Excel già pronti, una ricerca con “schema riclassificazione conto economico Excel” restituisce numerosi template allegati a guide di studi di consulenza. Prima di usarli verifica sempre che il mapping tra le voci civilistiche e quelle gestionali sia corretto per il tipo di azienda che hai: uno schema pensato per un’azienda manifatturiera non va bene per una società di servizi senza magazzino.
La traduzione in inglese delle voci
Se devi presentare il bilancio a investitori esteri, lavorare con una casa madre straniera o confrontarti con aziende internazionali, queste sono le equivalenze in inglese delle voci principali dello schema riclassificato. Ricavi netti corrisponde a Net revenues o Net sales. Valore aggiunto si traduce con Value added. Il Margine Operativo Lordo è l’EBITDA (Earnings Before Interest, Taxes, Depreciation and Amortization). Il reddito operativo è l’EBIT (Earnings Before Interest and Taxes) o Operating income. Il costo del venduto è il Cost of Goods Sold, COGS. Il margine lordo è il Gross profit o Gross margin. Il reddito ante imposte è l’EBT (Earnings Before Tax). L’utile d’esercizio è il Net income o Net profit.
Analizza il conto economico con Sibill
Il vero ostacolo alla riclassificazione non è capire gli schemi: è avere i dati aggiornati, ordinati e accessibili quando ti servono. Se i movimenti bancari, le fatture attive e passive e le scadenze sono sparsi tra strumenti diversi, rischi di lavorare su numeri vecchi o incompleti e prendere decisioni sbagliate.
Sibill centralizza la gestione finanziaria delle PMI italiane in un’unica piattaforma: puoi collegare i tuoi conti bancari, sincronizzare le fatture elettroniche e tenere sempre sotto controllo entrate, uscite e liquidità disponibile. I dati che ti servono per alimentare le analisi di bilancio sono sempre aggiornati e a portata di mano, che li usi su Excel o li condivida direttamente con il commercialista.
Domande frequenti
Che cosa significa riclassificare il conto economico?
Riclassificare il conto economico significa riorganizzare le voci del bilancio obbligatorio per legge in uno schema gestionale che mostra i margini intermedi: valore aggiunto, EBITDA, reddito operativo, reddito ante imposte. I numeri non cambiano, cambia l’ordine e il criterio di raggruppamento. L’obiettivo è trasformare un documento pensato per il fisco in uno strumento utile per chi gestisce l’azienda e deve prendere decisioni.
Che cos’è il conto economico riclassificato a valore aggiunto?
Il conto economico riclassificato a valore aggiunto è lo schema più usato in Italia. Si costruisce sottraendo dai ricavi netti prima i costi pagati a fornitori esterni (acquisti, servizi, affitti) per ottenere il valore aggiunto, poi i costi del personale per ottenere l’EBITDA, poi gli ammortamenti per arrivare al reddito operativo EBIT, poi gli oneri finanziari e le imposte per ottenere l’utile finale. È il metodo più adatto per le aziende industriali, manifatturiere e di servizi perché mette in evidenza quanta ricchezza l’azienda crea con le proprie forze.
Quali sono le tipologie di riclassificazione del bilancio?
Le tipologie di riclassificazione del conto economico sono principalmente due: lo schema a valore aggiunto, che raggruppa i costi per natura e mette in evidenza il valore creato internamente, e lo schema a costo del venduto, che raggruppa i costi per funzione aziendale tra produzione, commerciale e amministrazione. Per lo stato patrimoniale i due criteri principali sono la riclassificazione per liquidità ed esigibilità, che ordina le voci in base a quanto velocemente si trasformano in cassa, e quella per pertinenza gestionale, che separa le attività operative da quelle finanziarie.
Il conto economico e lo stato patrimoniale vanno riclassificati insieme?
Il conto economico e lo stato patrimoniale non vanno riclassificati obbligatoriamente insieme, ma è fortemente consigliato farlo entrambi. Il conto economico riclassificato ti dice com’è andata la gestione: quanti margini hai prodotto, dove hai perso valore, quanto ha pesato il debito. Lo stato patrimoniale riclassificato ti dice invece com’è strutturata l’azienda: quanto capitale hai immobilizzato, come è finanziata l’attività, quanto debito hai rispetto al patrimonio. Incrociando i due puoi calcolare indici fondamentali come il ROE, il ROI e l’indice di indebitamento, che da soli non otterresti mai.