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Conto economico: cos’è, struttura e voci del bilancio

Il conto economico è il documento contabile che riepiloga tutti i ricavi e i costi di competenza dell’esercizio per determinare il risultato economico (utile o perdita) generato dall’attività aziendale in un periodo determinato, generalmente 12 mesi.

Si struttura in forma scalare partendo dai ricavi delle vendite, sottraendo progressivamente i costi operativi (materie prime, servizi, personale, ammortamenti), i proventi e oneri finanziari, le imposte, fino a ottenere l’utile netto distribuibile ai soci. Le macroclassi principali sono: A) Valore della produzione (ricavi e altri proventi), B) Costi della produzione (tutti i costi operativi), C) Proventi e oneri finanziari, D) Rettifiche di valore di attività finanziarie, E) Proventi e oneri straordinari (fino al 2015), seguito dalle imposte. Differisce dallo stato patrimoniale che fotografa la situazione patrimoniale a una data precisa, mentre il conto economico misura la performance in un intervallo temporale.

L’articolo 2425 del Codice Civile stabilisce lo schema obbligatorio per le società di capitali. Esiste una versione abbreviata per piccole imprese e microimprese. La riclassificazione (a valore aggiunto o a costo del venduto) riorganizza le voci per evidenziare margini intermedi utili per l’analisi gestionale.

Che cos’è il conto economico

Definizione e significato in economia aziendale

La caratteristica distintiva del conto economico è che misura la performance economica in un intervallo temporale, tipicamente l’esercizio sociale che corrisponde a 12 mesi (generalmente coincidenti con l’anno solare dal 1° gennaio al 31 dicembre, ma può essere diverso). A differenza dello stato patrimoniale che fotografa la situazione patrimoniale e finanziaria a una data precisa (istantanea), il conto economico è un prospetto dinamico che accumula i flussi economici nel corso del periodo.

Ecco qui un esempio:

Un’azienda vende merci a dicembre 2024 per 10.000 € con pagamento a 60 giorni (febbraio 2025). Nel conto economico 2024 si rileva il ricavo di 10.000 € perché di competenza 2024, anche se l’incasso avverrà nel 2025. Viceversa, se paga l’affitto di gennaio 2025 anticipatamente a dicembre 2024, questo costo non va nel conto economico 2024 ma in quello 2025 perché è di competenza del periodo futuro.

La struttura del conto economico civilistico italiano è definita dall’articolo 2425 del Codice Civile ed è obbligatoria per le società di capitali (SpA, Srl, Sapa) e le società cooperative. Si presenta in forma scalare (verticale) con voci aggregate in macroclassi identificate da lettere maiuscole (A, B, C, D, E) e sottovoci numerate progressivamente.

A cosa serve il conto economico in azienda

Il conto economico assolve molteplici funzioni essenziali per la gestione e il controllo aziendale:

Misurazione della redditività: Il risultato d’esercizio (utile o perdita) indica se l’attività ha generato valore economico. Un utile costante nel tempo segnala un’azienda sana, una perdita prolungata è un campanello d’allarme che richiede interventi correttivi.

Analisi della struttura dei costi: Evidenzia quanto pesa ogni categoria di costo sui ricavi. Se il costo del personale supera il 50% del fatturato mentre il benchmark di settore è 30%, l’azienda potrebbe avere un problema di efficienza organizzativa. Se i costi finanziari crescono rapidamente, segnala aumento dell’indebitamento.

Base per decisioni strategiche: I dati del conto economico orientano decisioni su prezzi (i margini sono sufficienti?), investimenti (possiamo permetterci nuovi impianti?), politiche commerciali (quali prodotti/clienti sono più redditizi?).

Strumento di comunicazione con stakeholder: Banche valutano il conto economico prima di concedere finanziamenti, verificando capacità di generare flussi sufficienti a ripagare il debito. Investitori analizzano trend di crescita dei ricavi e margini operativi. Il fisco controlla la corretta determinazione del reddito imponibile.

Controllo di gestione: Confrontare il conto economico effettivo con il budget preventivo evidenzia scostamenti e permette azioni correttive tempestive. L’analisi comparata di più esercizi (analisi storica) rivela trend positivi o negativi nelle performance.

Valutazione aziendale: Molti metodi di valutazione d’azienda (multipli di EBITDA, multipli di fatturato, metodi reddituali) si basano su dati estratti dal conto economico.

La struttura e le voci del conto economico

Il valore e i costi della produzione

Lo schema civilistico italiano del conto economico inizia con le macroclassi A e B che identificano la gestione caratteristica dell’impresa, ovvero l’attività tipica per cui l’azienda è stata costituita.

A) Valore della produzione

Questa macroclasse raccoglie tutti i componenti positivi della gestione caratteristica. Le voci principali includono:

  1. Variazioni delle rimanenze di prodotti in corso di lavorazione, semilavorati e finiti: Se il magazzino prodotti aumenta, significa che l’azienda ha prodotto più di quanto venduto, quindi va aggiunto un valore positivo che rappresenta la produzione non ancora venduta. Viceversa, se diminuisce va sottratto.
  2. Variazioni dei lavori in corso su ordinazione: Per aziende che lavorano su commessa (costruzioni, cantieristica) rappresenta l’avanzamento delle opere non ancora completate.
  3. Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni: Costi capitalizzati per beni prodotti internamente dall’azienda per il proprio uso (es. un’azienda meccanica costruisce internamente un macchinario).
  4. Altri ricavi e proventi: Ricavi accessori non caratteristici (affitti attivi, plusvalenze ordinarie da vendita cespiti, contributi in conto esercizio).

B) Costi della produzione

Raccoglie tutti i costi operativi sostenuti per generare i ricavi:

  1. Materie prime, sussidiarie, di consumo e merci: Costo di acquisto di materiali utilizzati nella produzione o merci acquistate per la rivendita.
  2. Servizi: Tutti i costi per servizi ricevuti da terzi (lavorazioni esterne, consulenze, utenze, telefonia, manutenzioni, trasporti, assicurazioni, pubblicità).
  3. Godimento di beni di terzi: Affitti passivi, canoni di leasing operativo, royalties.
  4. Personale: Stipendi, salari, oneri sociali, TFR, trattamenti previdenziali.
  5. Ammortamenti e svalutazioni: Quote di ammortamento delle immobilizzazioni materiali e immateriali, svalutazioni di crediti verso clienti.
  6. Variazioni delle rimanenze di materie prime: Se il magazzino materie aumenta va sottratto (abbiamo comprato più di quanto consumato), se diminuisce va aggiunto.
  7. Accantonamenti per rischi: Fondi per copertura di rischi probabili ma non certi.
  8. Altri accantonamenti: Altri fondi (es. garanzie prodotti, ristrutturazioni).
  9. Oneri diversi di gestione: Costi residuali operativi non classificabili altrove (imposte indirette, tasse, multe, perdite su crediti).

La differenza tra A e B fornisce il risultato della gestione caratteristica, tecnicamente definito Differenza tra valore e costi della produzione, che corrisponde al risultato operativo o EBIT (Earnings Before Interest and Taxes).

La gestione finanziaria e le rettifiche di valore

Dopo la gestione caratteristica, il conto economico prosegue con le macroclassi relative alla gestione finanziaria e patrimoniale.

C) Proventi e oneri finanziari

Questa sezione accoglie tutti i componenti economici derivanti da operazioni finanziarie:

  1. Proventi da partecipazioni: Dividendi ricevuti da società controllate, collegate o altre partecipazioni.
  2. Altri proventi finanziari: Interessi attivi su conti correnti, titoli, finanziamenti concessi a terzi, sconti attivi per pagamenti anticipati.

17-bis. Utili e perdite su cambi: Differenze cambio realizzate o non realizzate su operazioni in valuta estera.

La somma algebrica di proventi e oneri finanziari evidenzia il saldo della gestione finanziaria. Un saldo negativo elevato indica un’azienda fortemente indebitata che sostiene costi finanziari significativi.

D) Rettifiche di valore di attività e passività finanziarie

Include rivalutazioni e svalutazioni di partecipazioni, titoli e altri strumenti finanziari posseduti. Questa sezione è rilevante principalmente per holding e società finanziarie che detengono portafogli di investimento significativi.

  1. Rivalutazioni: Incrementi di valore di partecipazioni e titoli.
  2. Svalutazioni: Decrementi di valore permanenti di partecipazioni e titoli.

E) Proventi e oneri straordinari (abolita dal 2016)

Fino al bilancio 2015 questa macroclasse accoglieva componenti straordinari non ricorrenti (plusvalenze da vendita immobili, costi di ristrutturazione, sopravvenienze). Dal 2016 i proventi e oneri straordinari sono stati eliminati e ricollocati nelle sezioni precedenti secondo la loro natura.

Il calcolo del risultato d’esercizio

Il conto economico si conclude con la determinazione dell’utile o della perdita d’esercizio attraverso questi passaggi finali:

Risultato prima delle imposte: Si ottiene sommando algebricamente:

  • Differenza tra valore e costi della produzione (A – B)
  • Proventi e oneri finanziari (C)
  • Rettifiche di valore attività finanziarie (D)
  • Proventi e oneri straordinari (E, fino al 2015)

Questo risultato rappresenta il reddito lordo dell’esercizio prima di considerare il carico fiscale.

22) Imposte sul reddito dell’esercizio

Include tutte le imposte dirette di competenza:

  • IRES (Imposta sul Reddito delle Società) al 24% sull’imponibile fiscale
  • IRAP (Imposta Regionale sulle Attività Produttive) calcolata sul valore della produzione netta
  • Imposte differite e anticipate derivanti da differenze temporanee tra valori civilistici e fiscali

23) Utile (perdita) dell’esercizio

L’utile può essere:

  • Distribuito ai soci come dividendi
  • Accantonato a riserve (legale obbligatoria 5% fino a raggiungere 1/5 del capitale, statutarie, facoltative)
  • Riportato a nuovo per compensare perdite future o finanziare investimenti

Una perdita d’esercizio erode il patrimonio netto. Perdite ripetute che azzerano il patrimonio netto possono portare a situazioni di crisi che richiedono ricapitalizzazioni o liquidazione.

Schema sintetico del calcolo:

A) Valore della produzione
- B) Costi della produzione
= Risultato operativo (EBIT)
+ C) Proventi finanziari
- C) Oneri finanziari
± D) Rettifiche attività finanziarie
= Risultato prima delle imposte
- Imposte sul reddito
= Utile (perdita) dell'esercizio


Il conto economico civilistico

Lo schema previsto dal codice civile

Caratteristiche dello schema civilistico:

Forma scalare: Le voci si susseguono verticalmente dall’alto verso il basso, con ricavi in alto e sottrazione progressiva dei costi fino all’utile finale. Questo formato facilita la lettura e la comprensione del processo di formazione del risultato.

Classificazione mista: Combina il criterio della natura del costo (materie prime, servizi, personale) con quello della destinazione (produzione, finanziaria, straordinaria). È diverso dagli schemi anglosassoni che classificano i costi principalmente per destinazione (costo del venduto, spese commerciali, spese amministrative).

Obbligatorietà delle voci: Tutte le voci numerate devono comparire anche se con importo zero. Non è possibile eliminare voci o modificare l’ordine. È consentito aggiungere sottovoci per maggiore dettaglio ma mai rimuovere quelle previste dalla norma.

Comparazione con esercizio precedente: Accanto ai valori dell’esercizio corrente deve comparire una colonna con i corrispondenti valori dell’esercizio precedente per permettere confronti temporali.

Principi di redazione: Il conto economico deve rispettare i principi generali di redazione del bilancio previsti dall’art. 2423-bis:

  • Prudenza (non anticipare utili incerti, considerare perdite probabili)
  • Continuità aziendale (presupposto di funzionamento durevole)
  • Prevalenza della sostanza sulla forma (rappresentare la realtà economica)
  • Competenza economica (ricavi e costi di pertinenza del periodo)

La violazione dello schema obbligatorio comporta la nullità del bilancio e responsabilità degli amministratori. I revisori legali verificano la conformità dello schema civilistico e possono rifiutare la certificazione se non rispettato.

Il conto economico abbreviato

Requisiti per il bilancio abbreviato (art. 2435-bis c.c.):

Le società possono redigere il bilancio in forma abbreviata se non superano, per due esercizi consecutivi, due dei seguenti limiti:

  • Totale attivo: 4.400.000 €
  • Ricavi delle vendite: 8.800.000 €
  • Dipendenti occupati in media: 50 unità

Semplificazioni nel conto economico abbreviato:

Il conto economico abbreviato permette di raggruppare voci mantenendo solo le macroclassi principali senza l’obbligo di dettagliare tutte le sottovoci.

Ecco qui un esempio:

  • Anziché separare materie prime, servizi, godimento beni di terzi, si può indicare un’unica voce “Costi della produzione”
  • I costi del personale possono essere indicati complessivamente senza distinguere salari, oneri sociali, TFR

Le microimprese (art. 2435-ter) hanno ulteriori semplificazioni: possono omettere la nota integrativa e il rendiconto finanziario, presentando solo stato patrimoniale e conto economico in forma molto sintetica.

Vantaggi: Minor carico amministrativo, costi di redazione ridotti, minore esposizione informativa verso concorrenti.

Svantaggi: Informativa limitata per stakeholder, difficoltà nell’ottenere finanziamenti (le banche preferiscono bilanci completi), impossibilità di utilizzare schemi riclassificati dettagliati per analisi gestionali.

Differenze tra conto economico e stato patrimoniale

Conto economico e stato patrimoniale sono documenti contabili complementari che forniscono prospettive diverse sulla situazione aziendale:

Conto economico (CE):

  • Prospettiva temporale: Misura flussi economici in un periodo (generalmente 12 mesi)
  • Cosa misura: Performance economica (redditività), quanto l’azienda ha guadagnato o perso
  • Domanda a cui risponde: “L’attività ha generato utili o perdite?”
  • Logica: Dinamica, accumula ricavi e costi del periodo
  • Voci principali: Ricavi, costi operativi, costi finanziari, imposte, utile/perdita
  • Risultato: Utile o perdita dell’esercizio

Stato patrimoniale (SP):

  • Prospettiva temporale: Fotografa la situazione a una data precisa (fine esercizio)
  • Cosa misura: Patrimonio aziendale, cosa l’azienda possiede (attivo) e come è finanziato (passivo + patrimonio netto)
  • Domanda a cui risponde: “Qual è la solidità patrimoniale e finanziaria?”
  • Logica: Statica, istantanea della situazione patrimoniale
  • Voci principali: Attività (immobilizzazioni, circolante, liquidità) e Passività (debiti, patrimonio netto)
  • Equilibrio: Totale attivo = Totale passivo + Patrimonio netto

Il conto economico spiega come si è formato l’utile o la perdita che compare nel patrimonio netto dello stato patrimoniale. L’utile del CE va ad aumentare il patrimonio netto nello SP, la perdita lo diminuisce.

Esempio di collegamento CE-SP:

All’inizio dell’anno il patrimonio netto è 100.000 €. Durante l’anno l’azienda genera un utile (dal CE) di 20.000 € e distribuisce dividendi per 5.000 €. A fine anno il patrimonio netto (nello SP) sarà 100.000 + 20.000 – 5.000 = 115.000 €.

Il conto economico riclassificato

L’analisi a valore aggiunto

Schema a valore aggiunto:

Ricavi delle vendite
+ Altri ricavi
- Costi per materie prime
- Costi per servizi esterni
= VALORE AGGIUNTO

- Costo del personale
= MARGINE OPERATIVO LORDO (MOL/EBITDA)

- Ammortamenti e svalutazioni
= RISULTATO OPERATIVO (RO/EBIT)

± Proventi e oneri finanziari
± Componenti straordinari
= RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE

- Imposte
= RISULTATO NETTO

Margini evidenziati:

Valore Aggiunto: Misura la ricchezza creata dall’azienda prima di remunerare lavoro e capitale. Rappresenta quanto valore è stato aggiunto alle materie prime e servizi acquistati dall’esterno. È un indicatore di produttività dell’impresa.

Risultato Operativo (RO): Equivale all’EBIT, misura la redditività operativa dopo aver considerato anche il consumo dei beni strumentali (ammortamenti). Indica se l’attività caratteristica è economicamente sostenibile.

Questa struttura riclassificata permette di calcolare indici di redditività come ROI (RO/Capitale Investito), ROS (RO/Ricavi), incidenza del MOL sui ricavi, produttività del personale (Valore Aggiunto/Costo del personale).

L’analisi a costo del venduto

Il secondo metodo di riclassificazione è quello a costo del venduto (o ricavi e costo della merce venduta), tipico degli schemi anglosassoni e dei principi contabili internazionali IFRS.

Schema a costo del venduto:

Ricavi delle vendite
- Costo del venduto (materie + manodopera diretta + costi industriali)
= MARGINE LORDO INDUSTRIALE

- Costi commerciali e di distribuzione
- Costi amministrativi e generali
- Costi di ricerca e sviluppo
= RISULTATO OPERATIVO (EBIT)

± Proventi e oneri finanziari
= RISULTATO PRIMA DELLE IMPOSTE

- Imposte
= RISULTATO NETTO

Caratteristiche:

Classifica i costi per destinazione anziché per natura. Il costo del venduto include tutti i costi (materie, lavoro, ammortamenti) relativi ai prodotti effettivamente venduti nel periodo. Le rimanenze finali non vengono sottratte ma sono escluse dal costo del venduto.

Evidenzia il margine lordo industriale (o margine di contribuzione), la differenza tra prezzo di vendita e costo pieno di produzione. Questo margine deve coprire i costi di struttura (commerciali, amministrativi, R&D) e generare utile.

Vantaggi: Permette analisi di redditività per prodotto, cliente, canale. Evidenzia immediatamente se i prezzi coprono i costi diretti. Facilita confronti internazionali essendo lo standard IFRS/US GAAP.

Svantaggi: Richiede contabilità analitica sofisticata per ripartire correttamente i costi. Non sempre possibile per aziende con sistemi informativi semplici.

Analizza il conto economico con Sibill

La comprensione del conto economico richiede analisi tempestive e confronti con budget e periodi precedenti. Otto aziende su dieci ricevono il conto economico definitivo con settimane di ritardo rispetto alla chiusura del mese, rendendo difficile intervenire tempestivamente su scostamenti e criticità.

Sibill genera automaticamente il conto economico in tempo reale importando dati dalla contabilità generale. Il sistema riclassifica automaticamente le voci secondo schemi gestionali (a valore aggiunto o a costo del venduto), evidenziando margini intermedi come MOL, EBIT e risultato netto senza elaborazioni manuali.

La dashboard mostra l’evoluzione dei margini nel tempo con grafici di trend e confronti automatici con budget e periodi precedenti. Puoi analizzare la redditività per centro di costo, linea di prodotto o area geografica, identificando immediatamente quali aree generano valore e quali assorbono risorse.

Domande frequenti

Quali sono le voci principali del conto economico?

Le voci principali del conto economico civilistico sono organizzate in macroclassi: A) Valore della produzione (ricavi delle vendite, variazioni rimanenze, altri ricavi); B) Costi della produzione (materie prime, servizi, personale, ammortamenti, accantonamenti); C) Proventi e oneri finanziari (dividendi, interessi attivi e passivi); D) Rettifiche di valore di attività finanziarie (rivalutazioni e svalutazioni).

La differenza tra A e B fornisce il risultato operativo. Sommando algebricamente C e D si ottiene il risultato prima delle imposte. Sottraendo le imposte si determina l’utile o la perdita dell’esercizio.

Nei prospetti riclassificati emergono margini intermedi utili per l’analisi gestionale: valore aggiunto, MOL/EBITDA e risultato operativo (EBIT).

Come si traduce conto economico in inglese?

Il conto economico si traduce come Income Statement o Profit and Loss Statement (abbreviato P&L). Income Statement è più formale e diffuso nei bilanci ufficiali (US GAAP o IFRS), mentre P&L è più colloquiale nel linguaggio manageriale interno.

La struttura anglosassone differisce da quella italiana: classifica i costi per destinazione (Cost of Goods Sold, Selling Expenses, Administrative Expenses) anziché per natura. I margini evidenziati sono Gross Profit, Operating Income e Net Income.

Che differenza c’è tra ricavi e utili?

I ricavi (o fatturato) rappresentano il valore totale delle vendite prima di sottrarre qualsiasi costo: sono la prima riga del conto economico e misurano la dimensione del business.

Gli utili (o risultato netto) sono ciò che rimane dopo aver sottratto tutti i costi — materie prime, servizi, personale, ammortamenti, oneri finanziari, imposte. Per gestire meglio la redditività è utile capire la differenza tra costi fissi e variabili. Sono l’ultima riga del conto economico e misurano la redditività effettiva.

Un’azienda può avere ricavi elevati ma utili bassi o nulli se i costi sono troppo alti. Esempio: ricavi 1.000.000 €, costi totali 950.000 €, utile 50.000 € (5% dei ricavi). Il rapporto tra utile e ricavi (ROS) è un indicatore chiave di efficienza.

Chi è obbligato a redigere il conto economico?

Sono obbligate tutte le società di capitali: SpA, Srl, Sapa e società cooperative. Queste devono depositare il bilancio completo presso il Registro Imprese entro 30 giorni dall’approvazione assembleare.

Le società di persone (Snc, Sas) non hanno obbligo di deposito pubblico ma devono redigere il bilancio per calcolare correttamente il reddito imponibile. Le ditte individuali in contabilità ordinaria tengono scritture contabili per determinare il reddito d’impresa, anche se non con la struttura formale del conto economico civilistico.

Chi adotta la contabilità semplificata o il regime forfettario non redige un conto economico formale. L’obbligo riguarda anche enti non profit se costituiti in forma societaria o se superano determinate soglie dimensionali.

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